Confiteor

Titolo: "Confiteor - Agostino novem confessiones"
Autore: Maricla Boggio
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AGOSTINO

Il mondo è travolto dalle guerre...
Anche se sono ancora lontane da noi.
E questo amico, un generale dell’esercito,
mi ha chiesto un consiglio...
Posso tentare soltanto
di mandargli queste mie fragili parole..
Ma chissà se riuscirà a leggerle...
Ci sono state riferite cose orrende... Stragi...
Violenze... E torture... E distruzione...
Su queste notizie ho pianto, non potendo far altro,
tranne che pregare... Dolore e morte...
E l’amore di Dio... dimenticato.
Noi qui... ancora nella calma. Per quanto, non lo so.
Ho visto nascere questo nuovo giorno, l’ho visto
in pace, consumarsi. Grazie, mio Dio,
per questo dono.

“...Se mi chiedi un consiglio in armonia con la legge di Dio, so quello che devo dirti: ‘Abbandona la vita militare,
per quanto sia possibile, senza compromettere
la pace delle cose umane, e stai con quelli
che vivono in maniera pura, dove combatte
in silenzio la gente che vuol stare con Cristo,
non per uccidere uomini, ma per debellare prìncipi, potenze e spiriti del male. Il più grande titolo di gloria
per un capo militare è quello di uccidere la guerra
con la parola, piuttosto che gli uomini con la spada;
è quello di ottenere la pace
con la pace, non con la guerra”.

(da una lettera di Agostino ad un generale dell’esercito romano)

Scrivendo “Confiteor – novem confessiones” ho elaborato dalle “Confessioni” di Sant’Agostino e da alte sue opere alcuni momenti particolarmente significativi per noi, prendendoli dal latino in cui l’autore, vissuto nel quarto secolo dopo Cristo, li aveva scritti e mettendo in risalto dei momenti chiave delle sue esperienze.
Ho scelto di fare una nuova traduzione perché si potessero intendere in tutta la loro attualità, attraverso un linguaggio moderno, gli argomenti trattati da questo santo così vicino a noi per la sua vita complessa, giunta alla saggezza e alla scoperta di Cristo soltanto in piena maturità, dopo anni di scelte sbagliate dettate da fatue ambizioni nel desiderio del potere e della fama.
Alcuni temi appartengono alla natura umana di ogni tempo; anche oggi continuano a condizionare la nostra esistenza, come la malvagità che pervade l’uomo fin dalla prima infanzia – stupenda l’evocazione del neonato avido del latte materno che guarda come un nemico il bimbo che si attacca all’altro seno – , o nei giovani il gusto della trasgressione accresciuto dall’azione compiuta in gruppo, traendo proprio dai compagni la spinta a commettere una malvagità addirittura gratuita – i ragazzi che di notte vanno a rubare le pere sull’albero del vicino, e le gettano ai porci - , o l’ambizione del successo, della popolarità e del denaro ben sapendo di impegnarsi in frivole pratiche mondane e conducendo una vita affannosa – il potere politico vi è esposto in evidenza -, al confronto del povero ubriaco che si contenta di una sbronza che non danneggia nessuno e al confronto con la sua esistenza in perenne angoscia finisce appena in una notte...
C’è poi il discorso della fiducia nei valori non sostenuti soltanto dalla ragione, ma da tutto quanto compone la personalità umana, e che riguardano la fiducia, l’amicizia, la scelta intuitiva: la nostra vita deve fondarsi soprattutto su questi criteri, altrimenti rimarremmo degli isolati – afferma Agostino - senza sentimenti né possibilità di dialogo.
Nel Cristo infine Agostino trova quello che non aveva trovato nei pur sapienti filosofi che lo avevano illuminato su di un Dio astratto; vi arriva avvicinandolo non soltanto come uomo ma anche come incarnazione di Dio in terra,suo tramite per gli uomini, e ne mette in risalto il valore della pietà e in definitiva dell’amore attraverso il rinnovamento delle coscienze.
Inizia e si conclude, questo arco ampio e teso di pensieri e di testimonianze su di sé e sulle proprie esperienze, con il tema della guerra, quanto mai attuale per noi, anche se non ne siamo toccati pienamente, come altri popoli oggi. Al generale romano suo amico che gli chiede un consiglio su come agire in una situazione di estrema violenza e crudeltà, Agostino offre una risposta che tutti noi oggi auspichiamo come l’unica che possa consentire agli uomini di sopravvivere alla minaccia distruttiva della guerra:

“ Il più grande titolo di gloria per un capo militare è quello di uccidere la guerra con la parola, piuttosto che gli uomini con la spada; è quello di ottenere la pace con la pace, non con la guerra”.

Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e nostro concittadino, ha di nuovo aperto le porte del suo Duomo per far ascoltare queste parole diventate teatro, dopo l’esperienza de “Il volto velato” di cui era protagonista Teresina di Lisieux, quando le reliquie della Santa, un paio d’anni fa, stavano proprio sull’altare della chiesa dove ebbe luogo lo spettacolo.

Sarà Ennio Coltorti, attore quanto mai versato nella parola, a interpretare Agostino. Io lo affiancherò in due “Confessiones”, augurandomi di suscitare in quanti assisteranno all’evento il desiderio di leggere l’intero libro, di cui qui potranno ascoltare appena qualche elemento.

Maricla Boggio

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