MARICLA BOGGIO

IL TEATRINO DI DON CANDELORO

Volume edito dall'Assessorato Beni Culturali del Comune di Agrigento


Presentazione

Ben volentieri il Comune di Agrigento promuove la pubblicazione di questo testo scritto da Maricla Boggio, nel quadro delle manifestazioni teatrali della « XV Settimana Pirandellìana » che, fin da suo sorgere, ha visto un particolare incoraggiamento da parte dell'Ente Locale.

Infatti siamo sempre stati molto attenti a tutte quelle iniziative che tendono in qualche modo alla valorizzazione dei fenomeni culturali, specialmente nel momento in cui - come in questa occasione - essi sono attinenti, per il messaggio culturale che esprimono, oltre che per !'ispirazione complessiva, all' opera del nostro illustre concittadino Luigi Pirandello.

Tutto ciò acquista un significato ancor più pregnante in questo caso in cui viene presentata al pubblico un'opera nuova assegnando, quindi, all'Amministrazione Comunale quel ruolo propulsivo che essa, già in altre occasioni, ha avuto modo di esternare.

Con tali auspici affidiamo le pagine che seguono ai lettori che sicuramente sapranno compiutamente apprezzarle.

 

 

Dal Palazzo di Città, 24 luglio 1987

Il Sindaco Emanuele Mattiolo


L'Assessorato ai Beni Culturali che ho l'onore di reggere, ha accolto con vivo piacere la richiesta rivoltale dalla « Compagnia Stabile Piccolo Teatro Pirandelliano », ed ha assunto così, in concerto con tutta l'Amministrazione Comunale, l'onere della stampa e della pubblicazione dell'opera « Il teatrino di don Candeloro».
Per un Ente come quello comunale, la stampa di un lavoro in prima nazionale è più un obbligo ed un piacere che una privata concessione.
Rendere servizio alla Comunità ha per noi un significato ben più profondo della gestione (seppur importante) della ordinaria amministrazione, significa garantire che la stessa Comunità mantenga dei concreti e tangibili addentellati con il proprio retroterra culturale.
È in questa ampia dimensione che l'opera che abbiamo il piacere di dare alla stampa assume dei contorni particolari, tersi tutti della nostra cultura e delle nostre radici.
È quindi con sentimento di stima e di gratitudine che porgo il dovuto omaggio alla scrittrice Maricla Boggio per \'impegno da lei profuso e per il contributo dato in termini culturali alla cittadinanza agrigentina.

 

 

L'Assessore ai Beni Culturali Professor Angelo Alfano


A Ruggero Jacobbi, che amorosamente mi fece conoscere la passione per la vita e per il teatro degli amici del Piccolo Teatro Pirandelliano di Agrigento, dedico "Il teatrino di don Candeloro" che per questi amici ho scritto.

Maricla Boggio

 


Prima di Pirandello

Gli amici del « Piccolo Teatro Pirandelliano » di Agrigento mi hanno chiesto un testo da mettere in scena, dopo aver esaurito una ricca teoria di teatro di Pirandello in dialetto; pensavano a qualcosa dalle novelle dell'autore agrigentino, per proseguirne il discorso, su quel versante dialettale e paesano che ne costituisce il nucleo originario.
Ma i drammi di Pirandello sono essenzialmente quelli scritti da lui, e qualcuno di questi, lui stesso ha addirittura tratto dalle novelle; che altri ci mettano le mani, può risultare un arbitrio ed un'usurpazione, senza contare il dissenso degli eredi a che tali operazioni si verifichino.
Meglio allora aderire allo spirito di Pirandello in una dimensione più disponibile a ritrovare in altri filoni quanto ha poi lui sviluppato.
Proposi un'idea che partisse dalle novelle di Giovanni Verga « Don Candeloro e C.i » e « Le marionette parlanti », in cui mi pareva adombrata l'origine del teatro siciliano, in quell'agitarsi di pupi e cantastorie, in una graduale insorgenza di personaggi interpretati da uomini, dopo una lunga utilizzazione di esseri manovrati a cui prestare la voce. La presenza in compagnia di Pippo Montalbano, interprete da me ben conosciuto per tutti i personaggi realizzati nel corso di più di dieci anni di « settimane pirandelliane » frequentate, mi incoraggiò ad ,intraprendere questa strada: pensare a don Candeloro e vedere Pippo che lo interpreta è la stessa cosa.
All'andamento intrecciato di teatro e di vita che gli antichi pupari faticosamente, ma con gioia e amore di poesia, hanno portato avanti per secoli, vedevo collegate alcune tematiche pirandelliane, quel gusto di maternità inconsapevoli, struggenti e solitarie, quell'esaltarsi alle magìe per il potere evocativo della fantasia a tutto ricreare al di là dell' esistente, quell'interrogarsi su realtà e immaginazione, quel sentirsi vacillare nella vita quotidiana e rassicurare nelle forme fissate dall'arte: in Candeloro, a ben guardare, si delinea già il mago Cotrone de « I giganti della montagna», con la corte misera e affezionata della sua famiglia-compagnia che richiama gli « Scalognati », così come Violante e Martino fuggevolmente accennano alla « Compagnia della Contessa ».
Esiste poi, come radice, il patrimonio ricchissimo di una tradizione di poesia epica, che percorre tutto !'itinerario dello spettacolo siciliano e attinge ad origini lontane nel tempo, che per primo Giuseppe Pìtrè portò all'attenzione degli studiosi e dei teatranti, fino agli antropologi di oggi, come Luigi M. Lombardi Satriani, che con strumenti più sofisticati di ricerca si riferiscono a quelle stesse origini per approfondire un discorso a più sfaccettature di questo linguaggio e di questa civiltà, nella quale il teatro si rapporta non tanto e soltanto ad una dimensione di divertimento, ma implica universi sociali, rituali e religiosi, oltre che poetici.

Maricla Boggio

PERSONAGGI

DON CANDELORO
GRAZIA
VIOLANTE
DIMA
MARTINO
EMANUELE IL VIOLINISTA AIUTANTE
RINALDO BAMBINO
ANGELINO BAMBINO
NINUZZU BAMBINO
DON TURI
DONNA NICA
U' BARUNI
DON FERNANDENO
MONACA
SCIANTOSA
BALLERINO
RAGAZZA FLAVA
RAGAZZA MORA
RAGAZZA FULVA
RAGAZZA CORVINA
RAGAZZINI PUBBLICO

Prologo

Mentre si prepara la scena.

Canzone

« Parru ppi lù sissanta, o mei signuri:
su' tutti virità, non su' palori.
Si jsau la bandera atri culuri
ecu cuntintizza e alligrizza di cori;
ma non è longa, è quatra, a 'mmuccaturi,
ecu la cruci Savoja a autri decori,
e la sustennu novi rrapaturi:
chistu è lu munnu: cui nasce e cui mori. .. »

LOCANDINA DELLA PRIMA RAPPRESENTAZIONE DELL'OPERA

XV Settimana Pirandelliana

8-9-10 Agosto 1987 - AI piazzale del Caos ore 21

La Compagnia Stabile Piccolo Teatro Pirandelliano

Città di Agrigento presenta

IL TEATRINO DI DON CANDELORO

2 tempi di Maricla Boggio (novità assoluta)
personaggi interpreti

don candeloro pippo montalbano
grazia lia rocco
violante mariuccia linder
dima sandro chiaramonti
martino giandomenico vivacqua
emanuele il violinista pino porretta
rinaldo il bambino zaira sclafani
don turi alfonso marchica
donna nica italia scìbetta
barone paolo colajanni
don fernandeno beppe albanese
monaca mariuccia trupia
sciantosa rosamaria turturici
ragazza flava maria sicurella
ragazza mora giovanna cassaro
ragazza fulva rosanna taibi
ragazza corvina giovanna modica
scena e regia di
gianni salvo
musiche originali: tedo madonia
costumi: gianna gelmetti
luci: franco buzzanca
fonico: pino francavilla
sartoria: carmen franco e antonino geraci • direzione scenica: antonio greco • segretaria di produzione: caterina montalbano • amministrazione: tanino giarrizzo • realizzazione scenica: premiata officina renzi • direzione esecutiva: mimmo licciardello • esecuzione musicale: francesco buzzurro, tommaso paci, pippo pillitteri, pino porretta
direzione organizzativa: giovanni sardone

direzione artistica: pippo montabano



PRIMO TEMPO

I - DON CANDELORO PARLA CON ORLANDO

Il teatrino dei pupi, deserto. Marionette qua e là, in abiti di paladini e dame, smembrate.

Candeloro tiene fra le mani la testa di Orlando.

Candeloro

Sempre violento, tu, Orlannu miu.
E chi ti tiene quando vai sulle furie?
Durlindana qua e durlindana là ... guai a chi ti capita sotto! (ride)
Fai paura anche a me che ti ho fatto ... Con quegli occhiacci storti!

(prende un pennellino, comincia a ritoccare i colori)

Ehl, vediamo di aggiustarti un poco.
Stasera la gente deve trovarti bello e fiero.

L'osteria, che confina con il teatrino.
Una parete porta una finestra che fa comunicare i due ambienti.
Turi, l'oste, sta sparecchiando.
Grazia, sua figlia, sta lavando i piatti nell'acquaio.

Turi

Se ti scopro ancora a fare gli occhi dolci a quello sfaccendato
di don Candoloro, ti mando in convento!

Grazia

In convento non mi ci mandate perché vi servo a tirare avanti la baracca.

Turi

E rispondi a tuo padre, svergognata?!
È vero, se non fosse che in casa c'è bisogno di una donna,
ti manderei in convento. In convento, pur di non darti a quel dannato!

Grazia

Ma perché ce l'avete con lui?
In paese, tutti vanno matti per i paladini: pure il medico, pure 'u baruni. ..
Proprio a voi non vi deve piacere?

Turi

Un conto sono i paladini, un conto è casa mia. L'ho osservato tante volte,
quando viene a mangiare, dopo lo spettacolo. È un bell'uomo.
Sa comandare. E parla bene, fin troppo, e incanta chi lo ascolta.
Ma a me non va che parli con te. Quello ti vuole portare via!
lo ci ho messo tutta la vita, a tirar su l'osteria,
qui ci voglion braccia per aiutare nel lavoro!

Grazia

Fatevi altri figli, che vi aiutino.

Turi

Non bestemmiare, figlia ingrata.
Da quando è morta tua madre, io non ho avuto pensieri che per te.

Grazia

Risposatevi, non sono gelosa.
Fate quel che volete, purché mi lasciate in pace!

Turi

Per ora stai con me e devi fare quello che dico io.
Perciò bada ai clienti e sii gentile e servizievole con tutti.
Non ti voglio vedere incantata dietro a quel tipo. (esce)

Grazia si avvicina alla finestrina e la socchiude.
Candelora sta ultimando il lavoro di ritocco su Orlando.

Candeloro

(con la testa di Orlando tra le mani) Adesso sei più bello!
Gli occhiacci ti luccicano da far paura.
E il ciuffo è nero come la piuma del corvo.

Candeloro afferra gli altri pezzi di cui è composta la marionetta.

Ora ti rimetto insieme, pezzo per pezzo.

Candeloro comincia a mettere insieme gli arti ed il corpo di Orlando.
Poi gli fa indossare l'abito e lo issa sulle aste di ferro fino a farlo muovere con le sue mani.

Orlannu miu, facciamo una prova.

Candeloro fa volteggiare la marionetta qua e là.
Poi le dà la voce di Orlando, sonora e alta.

Orlando

« Partitu sugnu di la bedda Parigi, e vaiu in cerca di Angelica,
ca di lu primu minutu
ca vinni alla curti di Carlu Magnu mi nni 'nnamuravu,
l'haiu eircatu pi valli e munti,
e i miei ricerchi sunnu inutili,
se spaccu lu cori miu,
la trovu scurpita nica, nica!
E comu fazzu senza putilla aviri? ..
Sugnu dispiratu e senza nuddu cunfortu! ...
Angelica! ... Angelica mia! ...
Dunni si? .. Non mi rispunni? .. »

Grazia

(dalla finestrina, con tono alto e grazioso) Sugnu qua! Non mi viditi?

Candeloro alza lo sguardo e scorge il volto ridente di Grazia.

Grazia

(con la stessa voce di prima, da " pupara " Sono qua, Candeloro! ...

Candeloro

Grazia! Sì, voi siete veramente la mia Angelica!

Grazia

(con la sua voce, sussurrando in fretta)
Parla piano! Mio padre potrebbe sentirei.
Mi ha proibito perfino di vederti.

Candeloro

Ma io sono un Paladino. Sono il tuo Orlando, Angelica adorata!

Grazia

(ridendo) Orlando non ha avuto molta fortuna con Angelica! ...

Candeloro

Allora tu conosci le awenture dei Paladini?!

Grazia

«I reali di Francia»! L'« Orlando innamorato», e 1'« Orlando Furioso»!
Quante volte ho sentito quelle storie mentre lavavo i piatti o servivo i clienti!

Candeloro

(tutto fiera) E certo, la mia voce è tonante,
si sente anche attraverso i muri delle case!

Grazia

E io ti rispondevo se parlavi con Angelica, quand'eri Orlando e quand'eri Rinaldo ...
Quando mi salvavi, ed eri Ruggero ...
A tutte le tue voci rispondevo, ma soprattutto quand'eri Medoro,
l'unico che lei amava, fino a sposarlo ...

Grazia atteggia la boccuccia con leggiadria e si dispone
a dar voce ad Angelica innamorata di Medora.

Angelica

«Addio selve beate, e sempiterni orrori. ..
Con somma pena lasciavi
ai vostri abitatori. ..
E quanti pellegrini
porteran quivi il piede ...
Leggano inciso agli alberi
la nostra bella fede ... »

Candeloro si unisce a Grazia, con la voce di Medora, delicata e squillante.

I due insieme

« Del nostro puro amore! Del nostro caro affetto »!

I due ridono

Candeloro

Che voce fina hai, Grazia!
Sarebbe una bellezza che fossi tu a dar le voci ai personaggi femminili!

Grazia

Sarebbe una bellezza sì! (abbassa la testa, confusa)

Candeloro

Che hai? Sei diventata tutta rossa.

Grazia

Stavo facendoti una dichiarazione, come una svergognata,
e neanche me ne accorgevo.

Candeloro

(le prende una mano fra le sue) Non deve esserci timidezza tra noi.
Abbiamo da essere una sola persona.

Grazia

Convinci mio padre e sarò tua!

Candeloro afferra Orlando e lo muove, fino a farlo poi inginocchiare
davanti a Grazia, mentre recita le battute del pupo.

Orlando

« Angelica! ... Finalmente sei libera!
Non temere, la mia sciabola è in tua difisa
e nessuno ti può toccare un capillo!
A me il tuo braccio, ondi t'accompagnu ni to patri,
'u Re Calafra delle Indi! »

Grazia

Oh!, sì, Candeloro! libera, con te!


II - DON CANDELORO SI SCONTRA CON LA REALTÀ

L'osteria di don Turi. Clienti stanno mangiando. L'oste sta servendo pietanze e vino.
Entra 'u Baruni.

Turi

(a 'u Baruni) Bacio le mani a vossignoria.

'U Baruni

Un bicchiere di vino da voi, Turi, e la giornata diventa più interessante.
Si conoscono le notizie, gli ultimi fatti della politica, insomma si vive un po'.

Turi

Per me è sempre un onore. (riempie un bicchiere di vino e glielo offre)

'U Baruni

(bevendo) Che si dice, oggi? Che è successo, in continente?

Entra don Candeloro.

'U Baruni

Ecco don Candeloro, sempre informato di tutto. Ci dirà lui, le ultime novità.

Candeloro

Cose nuove veramente. Cose, che non so
quanto possano fare piacere a vossignoria.

'U Baruni

Non ho paura dei tempi nuovi.

Candeloro

Si tratta, che Garibaldi sbarcò ieri a Marsala.

Turi

E che venne a fare, a Marsala, Garibaldi?

'U Baruni

Come non lo sapete? Garibaldi da tempo accarezzava l'idea
di venire in Sicilia. Per Vittorio Emanuele, il suo re.

Candeloro

Sbarcò portandosi dietro mille ragazzi in camicia rossa.
Da tutte le regioni del continente, arrivarono. E forse tra poco, saranno qui.

Turi

Che ci faranno, Gesùmmaria? I briganti altre volte mi rubarono ogni cosa!

'U Baruni

Non saranno né peggio né meglio. Statevi accorto.
lo, per me, mi adeguerò ai tempi nuovi.

Candeloro

Per esempio, baruni? Che cosa farete, per adeguarvi?

'U Baruni

Ehl, tanti sono i modi, don Candeloro ... Anche voi, le marionette,
non le adeguate? Non ci cambiate il vestito, l'elmo, la corazza?
Che ve ne importa a voi, se un giorno o l'altro dovrete chiamare « Garibaldi»
il vostro Orlando? Sempre lo stesso pupo userete. Farà imprese di pazzi,
ammazzerà i nemici, corteggerà una donna leggiadra e capricciosa ... :
sempre gli stessi pupi userete. E anche quelli là, sempre gli stessi pupi sono.

Candeloro

Ma qualche cosa dovrete pure inventarvi, per stare al passo con i tempi.

'U Baruni

Sposerò una bella popolana, anziché una barunissa o una contessa.
Una ragazza sana, con i colori bianchi e rossi in viso, come quelli dei pupi.
Starò col popolo, e nessuno potrà dirmi qualcosa. Eh?!, che ne dite, don Turi?

Turi

Che vi devo rispondere? Vossignoria è padrone.

'U Baruni

Anche di vostra figlia?

Turi

Onore massimo mi fareste. Ma, è una richiesta?

'U Baruni

Un esempio, per ora. E poi, io sono un gentiluomo. Vorrei chiedere a lei.

Turi

Mia figlia è ragazza timorata. Bacio le mani.
(esce e poi torna con Grazia carico di piatti e bicchieri)

'U Baruni

Don Candeloro siete rimasto zitto non vi è piaciuto qualche cosa che ho detto?

Candeloro

Vossignoria ha detto bene. Sempre gli stessi pupi sono,
che si tratti di Orlando, oppure di Garibaldi.

si interrompe come per non voler dire qualche altra cosa

'U Baruni

Il vostro teatrino è pieno di vita, voi ci mettete l'anima.
Tante volte ci son venuto anch'io. Ma i paladini han fatto il loro tempo.
E la gente, le battaglie le sa a memoria.

'U Baruni si awicina a Grazia.

'U Baruni

Solo le donne hanno ancora da raccontare storie sempre nuove ...
Marfisa ... Bradamante ... Angelica ... E voi, bella come Angelica siete.
Lo dico di fronte a vostro padre.

Grazia

Voi siete padrone.

Lancia un 'occhiata a Candeloro e se ne va

'U Baruni

(a Turi) È timorata. Timida, quindì onesta. Datemi tempo.
Vediamo come vanno le cose con Garibaldi. (esce)

Turi

(a Candeloro) E voi, che volete? Sempre qui state.

Candeloro

Cliente, come tutti. Non pago, forse?

Turi

Fate un mestiere che non mi piace. parlate parlate ...
I miei clienti vengono qui per starsene tranquilli. Si bevono un bicchiere di vino,
mangiano un po' d'arrosto, due pomodori con il sale e l'olio ...
Voi mettete lo scompiglio, con i vostri discorsi.

Gli lancia un 'occhiata intimidatrice

Finché parlate, non posso impedirvelo.
Badate di non passare ai fatti. Niente storie, in casa mia.

Candeloro

Non abbiate paura. A suo tempo mi ringrazierete.
Adesso devo andare. È quasi ora di spettacolo.

Fa un cenno intorno, alzando la voce

Trasemu ch'è ura! Trasemu picciotti, che ancora dobbiamo sistemare i Paladini,
il fondale per l'argomento di stasera, Dima!. ..
E accordare il violino, mastro Emanuele, venite, su ...

Dal fondo si alza un suono arricciolato di violino.
Poi emerge da dietro un tavolo Emanuele, avviticchiato al suo strumento.

Emanuele

(suonando) Vegnu, don Candeloro. Lu sapiti che per me lo spettacolo è vita!

Candeloro prende Emanuele per un braccio, con delicatezza.

Candeloro

E noi siamo i vostri occhi, mastro Emanuele. lo e i me' Paladini la vostra vista.
E voi, ci date l'anima.

Candeloro, Dima e Emanuele escono. Dima sul davanti porta un cartello dipinto
con l'argomento della serata e comincia a declamarlo.
Dopo una parte di declamazione, scomparirà dietro mentre proseguirà il dialogo tra Turi e Grazia.

Dima

« Brunei ruba ad Angelica l'anello
AI Re il cavallo ed a Marfisa il brando,
arriva de' nemici un gran drappello
che disfatto ne vien dal forte Orlando
Rodomonte de' Franchi empio bordello
si crede far, ma ei la va sbagliando:
combatte Orlando col ferro fatato,
poi nel fiume con lui cade abbracciato ... »

Grazia sta ripulendo i tavoli.

Turi

Hai sentito? 'u Baruni ti vuole.

Grazia

E che m'importa, a me?

Turi

Diventeresti barunissa!
Un onore, per la nostra famiglia. E poi, soldi. Ci allargheremmo.

Grazia

Se viene Garibaldi, i baruni sono finiti.
E poi, a me non piace, 'u baruni.

Ne imita grottescamente i gesti, l'andatura, la voce

« Che si dice, oggi? Che è successo, in continente? »
Non mi piace, si dà troppe arie.

Turi

Vai vai! Lava i bicchieri, prepara la cena. Non ti piace 'u baruni,
perché sei persa dietro a Candeloro, appena non ti guardo
corri a vedere quelle scempiaggini dei pupi. Così ti monti la testa e non lavori.

Grazia

La testa ve la montate voi, con la fantasia del matrimonio!
State attento, se sposerò il barone, mi dovrete baciare la mano!

Esce ridendo


III - IL TEATRINO DI DON CANDELORO

Il retro del teatrino. Ai lati, Candeloro e il ragazzetto Dima manovrano i pupi,
che rimarranno dietro il fondale, verso la gente che assiste alla rappresentazione
stando al di là del teatrino.
Dei pupi, 'si vedranno a tratti le teste, ballonzolanti fuori dall'altezza del fondale.
Del pubblico, si sentiranno a tratti le voci di plauso o di dissenso.
Mastro Emanuele suona freneticamente il violino, in sintonia con l'azione.
Un contrastato suono di lame che si scontrano indica che si sta facendo duello.

Voci dal pubblico -

- Orlannu!
- Lui deve vincere!
- Attento ti circondano!
- Vegnu su io ad aiutare Orlannu! lo vegnu!
- Ah! Vittorioso è!

Un silenzio. Poi un urletto femminile. Un ragazzo aiutante di Candeloro lancia dal basso il pupo di Angelica.
Dima lo afferra lesto e lo riversa in scena.

Angelica

(con la voce in falsetto di Dima)

« Orlando! Agrimane si appressa! Oddio lo temo.
Ei vuole barattarmi concedendoti
terre, cavalli ed ogn'altra ricchezza! »

Orlando

(con la voce di Candeloro contraffatta)

« E ti par che accetterei, adorata creatura,
Angelica che amo
più della vita mia,
un simile baratto? »

Angelica

« O io non dubitavo! Paladino tu sei di grande onore!
Sento l'urlo selvaggio di Agricane,
che Iddio ce ne protegga, e tu per tutti! »

L'aiutante, dal basso del teatrino lancia il pupo Agricane.

Orlando

(con voce di Candeloro, contraffatta)

« Agricane, certo credeati
uomo di valore, e mai avrei pensato
che fuggendo tu volessi salvare la tua vita ".

Agricane

(con voce grezza di Dima, da Agricane)

« Ed io son qua, di te pari in valore,
Orlando, se non di più! »

Orlando

(con voce di Candeloro contraffatta)

« Sei qua ma prima tu fuggisti!
Troppa viltà è fuggire, quando
si può morir con gloria e con onore! »

Agricane

(con voce grezza di Dima)

« Guerriero io non fuggii, ho voluto
mostrarti paura per portarti in un luogo solitario!
Ti prego accetta quella signoria
che sotto la rocca ti donai, ed or qui ti confermo! »

Orlando

(con voce di Candeloro contraffatta)

« Angelica sapeva le tue oscene intenzioni!
Meglio sarebbe, Agricane, per te
abbandonare gli idoli bugiardi!
Convertiti ed avrai meco pace! »

Agricane

(con voce grezza di Dirne)

« Cristiano! Tu sei Orlando e sei cristiano!
Difenditi e vedremo
chi sarà il vincitore! »

Orlando

(con voce di Candeloro contraffatta)

« Difenditi Agricane!

Deciderà la spada
chi aver potrà la bella Angelica!
In guardia! »

Candeloro e Dima manovrano i loro pupi suscitando un duello frenetico,
accompagnato da urla dei personaggi e da incitamenti da parte del pubblico.

Voci dal pubblico

- Orlannu! Orlannu!
- Agricane infedele!
- Vegnu su e t'ammazzo!
- Attento ai colpi falsi! Orlannu attento!

Un silenzio.

Voci dal pubblico

- Orlannu ha vinto!
- Aspetta! Che dice all'infedele?

Orlando

« Ascoltami, Agricane.
Tra poco il corpo tuo
ritornerà di polvere.
Salva almeno quell'anima
che santa diventerà
con l'acqua del Battesimo! »

Agricane

« lo non so pregare il tuo Dio ... »

Orlando

« Devi dire soltanto "Credo",
e ti aprirà le sue braccia Iddio possente. »

Agricane

« Sì...»

Orlando

« Allora ascoltami, Agricane: credi in Dio? »

Agricane

(con un filo di voce) « Credo ... »

Orlando

« E allora io ti battezzo in nomine del Padre,

del Figliolo e dello Spirito Santo! »

Agricane

« Grazie ... Orlando ... Com'è bello il cielo ... »

Orlando

« E si apre per te.
Tu stai sereno, e muori in pace»

Agricane

« Goditi Angelica, Orlando, che hai saputo
guadagnarla con l'invitta tua spada!
AAAAAAhhhhh!!!! »

Orlando

« Perdonami mio Dio!
Ho ucciso un uomo,
ma ho salvato un anima! »

Il pubblico applaude e rumoreggia.

Voci dal pubblico

- Bravo Orlannu! Evviva! Evviva!
- 'U duellu! Ancora 'u duellu!
- Orlannu e Rinaldu!
- Sì sì Orlannu e Rinaldu!
- Il Guerino e la bella Antinisca!

Candeloro

E va bene. Oggi è un gran giorno, lo sapete?
L'eroe Garibaldi sbarcò a Marsala e ci viene tutti a liberare!

Voci dal pubblico

- Viva Garibaldi!
- Garibaldi chi è?
- È uno che sta con i poveri!
- Uno come noi!
- Viva Garibaldi!

Candeloro

Oggi è un gran giorno.
Per festeggiare, vi offriremo, oltre al programma,
una scena del Guerino e della bella Antinisca,
per la gioia di chi gli piace la poesia e le cose delicate.

Voci dal pubblico

- Sì bravo!
- Guerino! La bella Antinisca!
- La scena del bacio!
- Il bacio sì il bacio!

Candeloro e Dima afferrano i pupi di Guerino e della bella Antinisca
che l'aiutante gli getta da sotto.

Guerino

(con la voce di Candeloro, da guerriero romantico)

« O Dio, dammi la grazia
ch'io mi possa difendere da questa fragil carne, t
anto ch'io trovi il padre mio»

La bella Antinisca

(con la voce di Dima in falsetto)

« O Signor mio, sotto la vostra spada
speravo esser sicura di quel regno
che mi avete redduto.
Ma se voi partirete,
vi giuro per gli dei,
con le mie proprie mani
mi ucciderò per vostro amore.
E se mi promettete
che dopo il vostro viaggio
ritornerete a me,
diecianni vi prometto aspettarvi
diecianni senza prender marito!".

Guerino

(con la voce di Candeloro)

« Oh! no! Per Dio!
Sarete vecchia!

Voci dal pubblico

- Eh diecianni sono troppi!
- Devi tornare prima Guerino!
- Diecianni e sarà vecchia!

Antinisca

(con la voce di Dima in falsetto)

« Questo non curo,
purché voi giuriate
di tornare a me sola,
di non pigliare altra donna! "

Guerino

(con voce di Candeloro)

« Per tutti i sagramenti, io vi giuro
o mia bella Antinisca,
che sarete mia donna e legittima sposa! I"

Antinisca

(con voce di Dima in falsetto)

« O mio sposo ed eroe!
lo vi giuro amore vi giuro fedeltà!
Da oggi e in ogni tempo, per l'eternità! I"

I due pupi si baciano -li vediamo attraverso la parte superiore del fondale -
tra gli applausi del pubblico.

Voci dal pubblico

- Ancora ancora!
- Ancora il bacio!
- Di nuovo tutta la scena!

Candeloro

Signori calma! Calma!
Oggi ho fatto un'eccezione, lo sapete bene,
perché quello che è segnato sul programma, quello recitiamo e basta.
Per stasera è finita. (si rivolge a Dima)
Dima, che ci deve dire il pupo « Perdomani »?

Dima che nel frattempo era sceso e si era messo a rovistare nel soppalco,
riemerge con un pupo conciato come un araldo, una specie di nunzio impennacchiato.

Pupo Perdomani

(con la voce di Dima)

« Onorevoli cittadini, mi pregio annunziare l'argomento
della rappresentazione di domani.
Finalmente, a richiesta generale, "Buovo d'Antona"! »

Voci dal pubblico

- Bene! Bravi!
- Buovo! Era ora!
- E che farete? Che farete?
- Diteci le avventure!

Pupo Perdomani

(con la voce di Dima)

« Onorevole pubblico, stavo per dirvelo, se mi permettete.

(alza il tono, da banditore)

Buovo d'Antona in Polonia apprende come Drusiana
sua amata sia vicino a sposare il re Maccabruno suo nemico.
Si traveste allora da pellegrino e si fa conoscere a Drusiana.
Fugge con la medesima fuor di Polonia,
e quali vventure gli accadano! »

Voci dal pubblico

- Bene! Vogliamo anche la scena del mostro!
- E la strage dei soldati di Maccabruno!

Le voci si allontanano mentre Candeloro e Dima scendono dal palco
e cominciano a riporre i pupi.
Una frotta di bambini arriva correndo, gridando e azzuffandosi,
fingendo piccoli duelli con legni e scope.

Bambini

- Giochiamo ai Paladini!
- Sì giochiamo io faccio Orlannu!
- E io Rinaldu!
- lo faccio Carlomagno! lo comando picciotti!
- lo faccio Garibaldi!
- Ma non è un paladino!
- Camicia rossa e la spada nel pugno, è un eroe, me l'ha detto mio padre!
lo faccio Garibaldi!

La frotta dei bambini si allontana, inseguendosi l'un l'altro.

Bambino

- lo sono Garibaldi! Sono Garibaldi l'eroe!

Candeloro e Dima sono rimasti soli.

Candeloro

(a Dima) Non puoi tenere quel falsetto.
La gente è abituata alla voce femminile, Angelica è una fanciulla di passione,
non può far ridere. Ma tu stringi il naso,
pare che ti vuoi trattenere dal cacare, Dima mio ...

Dima

La voce mi viene così... non so ... io faccio come ho sempre fatto ...

Candeloro

Eh!, lo so io cosa c'è di nuovo!

Tu stai crescendo, non sei più un ragazzetto,
e quella bella voce che tu avevi, se n'è bell'e che andata.
Non è tua la colpa, sono io che devo decidermi a metterti a fare i paladini. ..

Entra Grazia. Candeloro la vede.

Candeloro

Quando saremo marito e moglie, le parti di donna le farai tu.

Grazia

Se mai lo diventerò, Candeloro.

Candeloro

Come?

Grazia

Mio padre si è cacciato in testa di darmi a 'u baruni.
Devi andare subito da lui.


IV - DON CANDELORO FA UN PASSO FALSO

L'osteria di Turi. È mattino.
Entra don Candeloro tutto vestito da signore,
con la canna d'India e la tuba in mano.
Turi sta sbattendo con un frustino una pasta.
Via via che proseguirà il colloquio, andrà agitando con più pressante veemenza
l'impasto, imprimendogli la sua rabbia.

Candeloro

Bacio le mani, don Turi.

Turi

Che volete?

Candeloro

Vengo a chiedervi umilmente ... Faccio domanda formale ...
insomma, vi chiedo vostra figlia.

Turi

Tanto onore e piacere. Ma ciascuno sa i fatti di casa sua.

Candeloro

Che volete dire?

Turi

Che sono vedovo, che non ho altri figliuoli,
e che mi serve un genero che mi aiuti.

Candeloro

Allora vuoI dire che non son degno di tanto onore! ...

Turi

Nossignore, l'onore è mio.

Candeloro

L'onore è vostro, ma vostra figlia non me la date ...

Turi

Nossignore. Come volete sentirla?

Candeloro

(agitando la canna d'India nell'aria, tra il minaccioso e l'incerto)

Va bene. Umilissimo servo!

Candeloro si ficca la tuba sugli occhi ed esce, accigliato.

v - DON CANDELORO TROVA L'AMORE MA NON IL DENARO

Il teatrino deserto. Grazia entra di corsa, con un fagotto.

Grazia

Candeloro! Dove sei? Vieni! Vieni subito!

Candeloro esce da sotto il palchetto del teatrino, con dei pezzi di armatura tra le mani.

Candeloro

Eh! Che è successo?
Sei tutta affannata!

Grazia

San venuta da te.

Candeloro

Lo vedo, sì. E allora?

Grazia

Per restare sono venuta!

(apre il fagotto)

Ho preso tutto quello che ho potuto!

Candeloro

Ih! E tuo padre?

Grazia

Non mi ha visto. Non sa niente ancora.

Candeloro fruga nel fardello.

Candeloro

Vestìti. Bene. Biancheria, certo.
Scarpe: e tanto che se ne faceva, tuo padre?
Da mangiare: e perché? Qui ne trovavi.

Grazia

L'arrosto che piace a te ...
E i dolci di pistacchio, li ho fatti io ...

Candeloro trova delle monete, le conta.

Candeloro

Soldi, tutto qui?

Grazia

Quello che stava in cassa ...

Candeloro si prende la testa fra le mani.

Candeloro

Ma non sapevi dove teneva il gruzzolo?
Sei venuta via con due stracci e un pezzo di arrosto!

Grazia si mette a piangere. Candeloro le prende una mano,
già intenerito, ma deluso comunque.

Candeloro

lo devo trovarli, i soldi, se voglio riuscire a fare il teatro che ho in mente!
Scenari nuovi, che brillino di colori!. .. Pupi che scattino, in scena, come vivi. ..
Queste armature...

Getta via con rabbia un pezzo di armatura che teneva in mano

sono marce! Se ne vanno in pezzi!

Grazia

Allora, non mi vuoi. ..

Candeloro

Sì che ti voglio, Grazia, ma era ancor meglio se portavi dei soldi.
Tu se la mia Angelica sei Artemisia, Rosalinda, sei Armida e Marfìsa, tu
sei Clorinda, Sofonisba ...
Tu sei tutte le donne del mio cuore!

Candeloro solleva Grazia fra le braccia e volteggiando
scompare dietro il teatrino.

VI - DON CANDELORO SI SPOSA

Candeloro e Grazia vestiti da sposi su di un lato.
Sul lato opposto compaiono don Turi, l'oste, e donna Nica,
anche loro in abiti da sposi.
Le due coppie sono affiancate.

Turi

Senza donne non potevamo stare, né io né il mio negozio!
Eccomi dunque sposo anch'io.
E questa è donna Nica, la mia nuova consorte!

La gente applaude.

Turi

(rivolto a Candeloro e a Grazia)

Volevate fare festa? E facciamo festa tutti quanti!
Male non ve ne voglio.

(a Grazia)

Mi dispiace per te, figlia mia, che potevi sposare 'u baruni.
Ma ormai è cosa fatta e io non mi oppongo alle tue nozze.

Turi e Candeloro si stringono la mano.

Candeloro

Allora, non me ne volete?

Turi

State allegri! Che il Signore vi prosperi e vi dia molti figlioli!

Si rivolge alla moglie, un donnone pacioso

E ne dia anche a noialtri, donna Nica, io sono ancora vigoroso.
Alla mia morte poi, avrete quel che vi tocca.

Grazia

Che dite, padre mio! Parlar di morte davanti all'altare!

Turi

Ah!, certo, io camperò quanto il mago Merlino! E avrò figli,
con l'aiuto di Dio, quanto il Gran Sultano...

Lancia un 'occhiata maliziosa a Candeloro ...

come dite voi con i pupi, eh?, Candeloro? ..

Ma di morte è bene parlare, così quella si allontana ...

Le due coppie si mettono a ballare. Musica da banda di paese. Intorno a loro,
ballano anche gli altri, tra risa e lazzi. Contraddanza e madrigali, rime e allusioni.
Le coppie si scambiano, si intrecciano, in un tripudio generale.

Voci e risate

- Evviva gli sposi!
- Don Candeloro e donna Grazia!
- Don Turi e donna Nica!
- Auguri e figli maschi!


VII - DON CANDELORO E L'ALTRA FACCIA DELL'AMORE

Il retro del teatrino.
Grazia sta cucendo il costume di Angelica. Un mucchio di indumenti
da sistemare giace ai suoi piedi.
Intorno giocano alcuni ragazzini, figli di Grazia e Candeloro.

Grazia

(strilla)

E statevi un po' quieti, picciuncini, che un cristiano non ne può più,
Santo Iddio!

I ragazzini si allontanano, continuando a giocare. Grazia esamina l'abito.

Grazia

Quest'abito se na va in pezzi; quando mi sono sposata, era nuovo.
Così vestita, Angelica rischia di sembrare una serva.

Entra Candeloro con un pupo e i ferri per manovrarlo.

Candeloro

Avevo mandato Angelino da tuo padre, a chiedergli un ferro per Orlando.
È tornato?

Grazia

Stavano tutti qua a giocare, li ho mandati via perché pareva l'inferno.

Candeloro

Andrò io. (si vvia)

Grazia

Non potresti chiedergli un po' di soldi?
Quest'abito va rifatto. Ha più rammendi che ricami.
E anche per la corte di Carlomagno,
devo comprare dei velluti, un po' di seta ...

Candeloro

Da quell'orecchio tuo padre non ci sente.
È già tanto se ci passa qualche pranzo.

Grazia

E allora? Gli incassi non bastan più.
Altri gusti ha la gente ormai...

Candeloro

Altri gusti. .. Quando Garibaldi venne qua, ci pareva un eroe da venerare, l
e sue storie le mettemmo accanto a quelle di Orlando e di Rinaldo ...
Fu fuoco breve, povero Cristo, si appartò ...

Grazia

Durò ben poco, Garibaldi. .. Quando nacque Ninuzzu,
già più non si sentiva che parlare del Re ... e di Roma ... e del Regno d'Italia ...

Candeloro

Vogliono imitare tutti la gente di città. Divertirsi come in continente.
Gusto di cose ardite ... Donne nude in palcoscenico ...
Donnacce che cantano e muovono la gamba...

Fa un movimento circolare con una gamba alzata,
facendola ruotare con insistenza oscena

... come è la moda di Pariggi. .. al variété! ...

Grazia

Candeloro, non ti agitare. Ti vedessero i bambini!

Candeloro

(ormai esagitato, disperato, furioso)

A Pariggi io ci metto Carlomagno! lo ci metto la corte e i paladini!, questo è il teatro!
E che, la donna mia, dovrei farla abbracciare dal primo giovanotto canterino,
che la tocca e la sbaciucchia... Mi viene il sangue alla testa,
solo a pensarle, queste cose!

Grazia

Continua a rammendare, rassegnata

Se la gente non ne vuol più sapere ...

Candeloro

La gente faceva a botte, una volta, per venire a vedere le nostre storie ...
Perché adesso non ha da essere più così?

Grazia

Sei rimasto un bambino, Candeloro. Tu sogni ancora,
non cambierai mai. Ma è per questo che ti voglio bene.

Candeloro le bacia la mano. Poi raccoglie il pupo da aggiustare e si rialza.

Candeloro

Vado da tuo padre. Chissà, mi regalasse un'asta, un ferro,
per aggiustare questo povero pupo ...



VIII - DON CANDELORO RISANA UN PUPO MA MEDITA IL VIAGGIO

L'osteria.
Donna Nica sta ripulendo gli attrezzi del camino. Palette, girarrosti, alamari, pinze.
Entra Candeloro con il pupo 'Nofriu in braccio.

Candeloro

(a donna Nica, indicando il pupo)

Me lo date un aiuto per 'Nofriu,
per questo povero cristiano che non si regge in piedi?

Donna Nica

Oh, don Candeloro, mi avete spaventata!
Sembrava proprio che portaste un moribondo!
E che aiuto posso darvi io? Questo non si risana con un sorso di vino!

Candeloro

Eh!, voi sapete soccorrere, donna Nica ...
Non come don Turi... Voi siete buona ...

Donna Nica

Le donne sono sempre più buone...

Guarda il pupo riverso

Come fate a muoverlo, questo pupo? Da dove lo reggete?

Candeloro

Si spezzò l'asta. Era vecchia e arrugginita.

Donna Nica

Rovista tra i ferri del camino; ne sceglie uno lungo e robusto

Prendetevi questo spiedo. È lungo abbastanza?

Candeloro misura il ferro, attaccandolo al pupo, che torna a muoversi spedito.

Candeloro

(rivolto al pupo)

E allora, 'Nofriu?, che dici a donna Nica?

Devi ringraziarla, eh?

Suggerisce al pupo, come a un bambino

« Baciamo le mani. .. »

'Nofriu

(con la voce di Candelora)

« Baciamo le mani... donna Nica! La vita... ci avete ridato,
con questo vostro spieduzzo profumato di gallina! Stasera potrò dire grazie a voi. ..
se farò la mia brava figura! Baciamo le mani! »

Donna Nica

(ride) Niente niente ... Portatelo via, don Candeloro ...
Turi, ogni cosa gli pare che, se gliela prendete, muore di fame ...

Candeloro

Prendendo subito fuoco

Sangue di Dio, la figlia gliela presi senza dote!

Donna Nica

E voi lasciatelo dire. Tanto poi, quando muore,
ci piglieremo tutte cose noialtri che restiamo.

Candeloro

A me i denari mi servono adesso. Bisogna farsi avanti con le novità,
per battere la concorrenza degli altri teatrini che vengono da fuori.
Ma novità serie, dell'arte, non le gambe delle femmine
che si agitano davanti al naso degli spettatori!

Donna Nica

Per ora, quanto a soldi, dovete rassegnarvi.
A suo tempo, avrete le vostre soddisfazioni.

Gli sporge un pollo arrostito

Questo prendetevelo, per i picciuncini: si è arrostito sul ferro che vi ho dato,
e dove se ne va il ferro, là deve andare il pollo.

Candeloro

Sempre generosa, donna Nica.

Ha un moto di rabbia

Ma io non posso sempre tirare avanti chiedendo la carità.
Se il pubblico vuole assistere soltanto alle porcherie,
io me ne vado, troverò altrove chi mi ama.

Prende il pollo

Ad ogni modo, grazie, che Dio ve ne renda merito.




IX- DON CANDELORO DECIDE DI CAMBIARE ARIA

Sulla piazza davanti al teatrino avanza una donna in abiti da sciantosache danza lascivamente
al suono di un organetto.
La donna canta una canzone languorosa piena di allusioni erotiche. In costume da amante tentatore,
un uomo si accosta alla sciantosa e si mette a danzare con lei, mimando gli atteggiamenti
della passione.
La donna scopre la coscia alzandosi la gonna, allettando l'uomo.
La gente fa cerchio attorno ai due. Quando la canzone finisce, la donna si rivolge
a quel pubblico improvvisato.

Sciantosa

Questo, onorevole pubblico, è stato un assaggio gratis!
Venite tutti a vedere il seguito, stasera. Vi faremo divertire!...

Ballerino

Con malizia spudorata

Potete crederle: vi faremo divertire!

Sciantosa

Nel nostro numero speciale, ci saranno due picciotte, graziuse come me,
che balleranno e canteranno secondo la moda di Pariggi!...

Alza la gamba, che agita poi davanti alle facce attonite degli spettatori

Don Candeloro osserva la scena dalla pedana del suo teatrino

Candeloro

E che devo fare io, di fronte alle provocazioni?
Come posso combattere? Queste non sono armi leali...

La sciantosa e il suo compagno riprendono la danza e la canzonaccia, facendo il giro della piazza,
si trascinano dietro il pubblico ammaliato.

X - DON CANDELORO TRASFORMA IL TEATRINO IN UN CARRETTO

Il teatrino. È notte. In lontananza, gli schiamazzi del1a compagnia del variété approdata in paese.
Don Candeloro e Grazia ammassano la roba di casa e quella dei pupi su un carretto.
Il via vai silenzioso è interrotto da qualche richiamo di Candeloro ai compagni che lavorano
a smontare ogni cosa, e dal1e raccomandazioni di Grazia.

Grazia

(trattenendo un involto, che Dima vuole prenderle di mano)

Attento! Questo è delicato! Ci stanno dentro i piatti del servizio,
li ho involtati uno per uno nei fogli della Gazzetta ...
Guai se me li fate rompere, Dima!, non vi preparo più la caponata che vi piace tanto.

Dima

E date qua, donna Grazia! I vostri piatti li metto sopra l'alcova della maga Alcina:
più al sicuro non potrebbero stare!

Grazia

Ma quanta roba dovete ancora caricare?
Il carro è zeppo, magari lasciaste qualche arredo ...

Candeloro

(ansante sotto il carico dei pupi)

Questi li ho scovati nel sottopalco, stavamo dimenticandoceli!

Li guarda uno per uno

Artemisia ... Antinisca ... Rosalinda ... il buon mago Atlante ...
Chi li vuole più, questi pupi onesti e timorati. ..
Eh!, già, adesso vanno di moda le femmine!...

Getta i pupi nel carretto

Creature mie ... Pare il carro degli appestati. .. Avrete un'altra casa, ve lo prometto.
E gente brava, a battervi le mani la troveremo!

Il lamento di un violino vibra nell'aria.

Grazia

È mastro Emanuele! Dove si sarà cacciato?
Non si è più visto da quando abbiamo deciso di partire ...

Dima

Vado a cercarlo io. È abituato qua, conosce tutti gli angoli,
come se vedesse...

Va verso il fondo, chiamando

Mastro Emanuele ... mastro Emanuele ...
E venite fuori, benedetto Iddio!, ché tanto, qua, cosa restate a fare?
Solo sareste, il teatro non c'è più!

Mastro Emanuele emerge da sotto un tendaggio ripiegato.
Un ultimo gemito di violino, poi un singhiozzo.

Emanuele

Tant'anni qua. La mia vita tra queste tavole ...
La musica del mio violino ci sta attaccata!

Grazia

(materna) Su, su, venite, che non avete preso neanche un brodo ...

Emanuele

Un pupo mi sento. Sbatacchiato, perso ...

Segue Grazia al suono dei passi, ogni tanto pizzicando un accordo

L'oste Turi e donna Nica si avvicinano. A folate si sentono le risate
e le note della canzonaccia della compagnia di variété.

Turi

(a Candeloro) Non vedete che gli avventori corrono al vino nuovo?
Cambiate il vino.

Candeloro

È deciso, ormai. Non mi vogliono qui?
Andrò dove mi apprezzano.

Getta le ultime cose sul carro

Turi

(a Grazia) Te l'avevo detto: questo non è mestiere da cristiani.
Se fossi rimasta in osteria, non saresti ridotta a far la zingara.
Ben ti sta!

Grazia sta per reagire, ma interviene donna Nica.

Donna Nica

Eh!, vi pare questo il momento di litigare, Turi!
È sangue vostro, ma ormai è donna sposata e deve seguire il marito.
Datevi un bacio, padre e figlia, e che il Signore vi protegga tutti quanti.
Un piatto di minestra all'occorrenza, qui lo troverete sempre.

Turi

(commosso suo malgrado)

Ma sì, lo sapete tutti, io non son capace di delicatezze.
Se avete deciso, andate e che Dio vi accompagni.

Il carretto viene messo in moto barcollante, da Candeloro e Dima che lo trascinano.
Lo seguono Grazia, mastro Emanuele e la frotta dei ragazzini, tra cui spicca la più grandetta,
Violante, figlia maggiore di Grazia e Candeloro.
Il carro esce dal palcoscenico e si addentra fra il pubblico.
Tutti cantano la canzone del « viaggio del teatro ".
Mastro Emanuele accompagna con il violino.

Canzone del « viaggio del teatro».

Era la primavera della vita!
Rinaldo e Orlando
Angelica e Medoro
Carlomagno con Gano di Maganza
ed Agricane e Bradamante fiera
vivevano la loro primavera!
Colpi di spada fendenti e scudi e lame
la fede difendevano di Cristo
l'onore riscattavan delle dame.
Era la primavera del teatro!

Gente in attesa del suo paladino
dal pubblico si alzava l'invettiva
contro il cattivo prossimo a trionfare
l'eroe non poteva mai morire
e la sua dama tornava ad amare.

Ora lontan ce ne dobbiamo andare
cercando chi di noi sia innamorato
e viva il nostro mondo di poesia
ma il mondo nuovo ormai ci caccia via.

Ora lontan ce ne dobbiamo andare
cercando chi di noi sia innamorato
e viva il nostro mondo di poesia
ma il mondo nuovo ormai ci caccia via ...

ma il mondo nuovo ormai ci caccia via ...
ci caccia via .
ci caccia via .


SECONDO TEMPO

I - DON CANDELORO TRASFORMA IL CARRETTO IN TEATRINO

Candeloro e i suoi compagni stanno allestendo il palcoscenico su di una piazza di paese.
Il carro, già parzialmente smontato, sta trasformandosi in teatrino.

Candeloro

(ai compagni che lo attorniano)

Adesso non vi mettete ognuno a fare una cosa di testa propria.
Quello che si deve fare, io ve lo dico!

Dima, tu tieni queste assi, che così apriamo il carro ...
Grazia, prenditi i bambini e tirate fuori i pupi, metteteli un po' all'aria ...

Emergono dal carro Orlando e Angelica, Medoro e Carlomagno,
guerrieri saraceni e Ippogrifo, rotoli di scene.
Dal fondo compare mastro Emanuele, con il violino sotto il braccio e un boccale di vino.
Dietro di lui, un ragazzetto.

Mastro Emanuele

Ci sono anch'io ...

Candeloro

Mastro Emanuele, e come avete fatto a trovare subito la strada del vino buono?
L'odore, avete sentito?

Mastro Emanuele

Eh!, fosse stato il suono ... forse.
Mi accompagnò questo bel ragazzo.

Indica Martino

Grazia

E come avete capito che era un bel giovane, mastro Emanuele?
Certe volte mi fate venire i brividi, come parlate.

Mastro Emanuele

Lo capii dalla voce: fresca, vibrante.
Mi chiese se avevo sete, e mi portòall'osteria.

Alza il boccale

Volete favorire? È per tutti, sapete!

Candeloro

Se ce ne conservate, berremo alla fine. Adesso si lavora.
Forza picciotti, che stasera si recita!

(a Martino)

E tu, chi sei?

Martino tace

Non disse appena, mastro Emanuele, che hai una voce che incanta?

Martino sorride e sta zitto

Muto sei diventato? Forse ti ho messo soggezione?

Grazia

(materna) Lascialo stare, povero ragazzo, non ci conosce ...

Mastro Emanuele

Di me ebbe pena, che non vedo. Suonerò mentre lavorate.
La musica vi aiuterà a sopportare la fatica.

Emanuele accorda il violino e suona.

Candeloro

(a Martino)

Insomma, ce l'avrai un nome, no?

Martino

(in un soffio)

Martino ...

Candeloro

Eh!? Martino, hai detto? Fiato di vento, altro che voce!
Ti vergogni a dire il tuo nome? Genitori non ne hai?

Martino allarga le braccia,
poi nasconde la faccia tra le mani e si raggomitola a terra.

Candeloro

Sei solo al mondo, è così?
Per forza dovevamo incontrarci:
disgraziati con disgraziati sempre si accoppiano.

Candeloro afferra un cartellone con i titoli dei "soggetti"
da rappresentare e lo sporge a Martino.

Candeloro

Tieni. Sai leggere?

Martino fa energicamente di sì con la testa

Eh già, ti hanno insegnato i preti dell'Ospizio ...

Martino annuisce e comincia silenziosamente a sillabare le parole del cartellone

Allora leggi.

Si rivolge agli altri

Così ripasserete i quadri dello spettacolo.
Tante volte saltate senza criterio da una scena all'altra.

Tutto compunto, Martino comincia la lettura,
mentre gli altri sistemano il teatrino.

Martino

Legge, con voce alta, stentatamente

« II sbarco di Rodomonte in Francia! »

Dima

Fino a qui ci siamo tutti: è l'inizio!

Martino

(legge) « Carinda distrugge il tempio di Sdegno.
I paladini liberano la città di Anirnarca] »

Candeloro

Qui dovete ricordarvi che c'è un'azione doppia. Succede sempre
che qualcuno si dimentica della città di Animarca e passa subito alle battaglie.

(a Martino)

Va avanti.

Martino

Legge

« Le battaglia di Mont'AIbano contro Agramante! »

Grazia

Qui entra anche Marfisa: ricordati, Violante!

Violante

Sì mamma.

Lancia un 'occhiata a Martino

Però, se qualcuno me lo ricordasse...
lo reggo il fondale, e poi mi tocca subito salire con il pupo! ...

Violante mostra le due azioni che le tocca di fare: si muove graziosamente,
mostrando la sua bellezza acerba. Martino la guarda incantato.

Martino

T e lo ricorderò io.

Candeloro

Ih! L'hai trovata la voce di fronte alla figghiola, eh?!

Grazia

Ma Candeloro, sono ancora dei bambini! ... Martino è un ragazzo graziusu ...

Martino

Confuso, riprende la lettura

« Rinaldo imperatore di Trebisonda! »

Dima

Sottolinea, compiaciuto

Prima imperatore di Trebisonda, e poi di Parigi!

Martino

Legge

« Rinaldo imperador di Parigi. Battaglia di Rinaldo e il Veglio! »

Candeloro

Leggile tutte quante, le battaglie. Fanno sempre confusione.
Di fila, leggile, così se le ficcano bene in mente.

Martino

Scandendo

« Battaglia di Rinaldo tra bajardo e Clarice!
Gran battaglia di Rinaldo e morte di Agricane!
Battaglia di Orlando e Rinaldo, morte di Troiano!
Le battaglie di Orlando e Rinaldo in Persia!
Orlando e Rinaldo contro il Soldano! ... »

Candeloro

Basta! Basta.

(a Martino)

Devi ripeterle, queste battaglie, prima di andare avanti a leggere.
E mentre ripeti, si beve. Forza picciotti!

Tutti si affollano intorno a mastro Emanuele che ha smesso di suonare
e passa il boccale in giro, mentre Martino ripete le battaglie.

Nel crepuscolo che scende mentre si accendono delle piccole luci
per la rappresentazione, si sentono le voci dei venditori di semenza
e il brusio del pubblico che si appressa per vedere lo spettacolo.

Voci

Simenza! Simenza duci! E mangiatevi la simenza!

II - DON CANDELORO FA IL CAPOCOMICO

Un aiutante e Martino appendono un cartellone dipinto con le figure dello spettacolo,
mentre Dime annuncia il soggetto andando in gira per la piazza
che gradualmente si riempie di gente.

Dima

Questa sera si rappresenta
come il Meschino andò per le caverne e
trovò Macco in forma di serpente
e con esso parlò e poi si spinse
fino alla porta della fata A1cida!

Grazia mostra intorno il pupo della fata Alcida e le dà voce,
per attirare la curiosità del pubblico.

Alcida

(con la voce di Grazia)

« O Meschino a mie lusinghe resistente, t
i farò segno a un oracolo oscuro:
arriverari alla porta di Ponente
varcherai la porta dell'Inféro,
là tuo padre e tua madre troverai
che fino ad oggi non trovasti mai!

Grazia ritira il pupo della fata Alcida
e prende la cassettina dei biglietti di ingresso.
Sui toni striduli dell'invito, sollecita la gente
a tirar fuori i soldi per assistere alla rappresentazione.
Candelora mostra il pupo del serpente Macco e ne fa la voce.

Serpente Macco

(con la voce di Candelora, che lo muove facendolo tutto dimenare)

« Ebbi nome Macco
e andai facendo il male fin da piccino!
Sono io quel che parla col Meschino! »

Grazia

Trasemu ch'è ura!
Pigliatevi il biglietto sennò non entrate!

La gente si awicina e compra dei biglietti.
Ragazza Flava e Ragazza Mora parlottano tra di loro.

Ragazza Flava

Che dici? Non ci sarà da spaventarsi?

Ragazza Mora

Dai, che incontriamo i giovanotti!

(a Grazia)

Dateci due biglietti.

Ragazza Flava

Quando ci andai la volta scorsa, qualcuno mi diede un pizzicotto ...

Ragazza Mora

E tu ci dici che non faccia lu screanzato,
intanto hai cominciato a parlarci e da cosa nasce cosa.

Ragazza Flava

(a Grazia)

C'è anche la farsa con Pulcinella ?

Grazia

La eseguirà don Candeloro in persona.

Candeloro

(a Martino, vestito da pagliaccio)

Martino, fai vedere i tuoi talenti, e ringrazia questi signori
che vengono ad assistere allo spettacolo!

Martino vestito da pagliaccio si butta a quattro zampe ed imita il raglio dell'asino.

Martino

Hiho! Hiho! Hiho!

Martino si rialza e fa una capriola. La gente applaude.

III-DON CANDELORO FA IL TEATRO E MARTINO LO INTERPRETA

È mattino. Dima sta battendo dei chiodi sul palcoscenico.
Grazia ha intorno la nidiata dei bambini. Li lava, li pettina, attingendo acqua da un secchia.

Grazia

Tocca la fronte di un bambino

Ninuzzu beddu, e qui che.c'è? Ti facesti male ieri sera?
C'è un graffietto: hai fatto a botte coi bambini?
Bè, non è niente, abbottonati la camicia e poi ti siedi.

Dà il secchio a Violante

Tu bada ad Angelino, io vado a prendere il libro e i quaderni.

Grazia si allontana mentre Violante lava un altro fratellino.
Martino si vvicina e osserva Violante, zufolando.

Violante

(a Martino)

Sei strano, sai? Però mi piaci.

Martino ride e fa un inchino.

Violante

Ti andrebbe di recitare?
Mio padre a me ha promesso che mi darà da fare Armida.
Loro però sono ancora impegnati a fare tutto il ciclo di Orlando e Rinaldo,
Rinaldo imperatore ... Rinaldo insomma di quelle avventure dell'Ariosto.

Si rannicchia tutta, gli occhi sognanti

Il mio Rinaldo è un altro.

Martino

E che Rinaldo è, il tuo?

Violante

Diverso. Dalla « Gerusalemme liberata », dice mio padre.
È una storia meno ... meno bambina, non so come spiegarti.
C'è l'amore, ma c'è anche il dolore ... due facce della vita,
non ti so dire come. Ma è così difficile, che non la recitiamo mai.

Martino

Possiamo recitarla noi.

Le fa una carezza veloce sul corpo

Se tu mi spiegherai tutto quello che tu sai!

Violante

Stupita, eccitata, fatta più adulta dal gesto

Oh, sì, mi piace!

Grazia ritorna con libro e quaderni. bambini le si affollano intorno.
Martino si vvia verso il palcoscenico dove inizia le sue prove
di acrobazie, salti e contorcimenti.

Grazia

Facciamo un po' di scuola, eh?

(a Violante)

E tu vai a mettere in ordine la casa, pare che ci sia stato 'u terremotu.

Violante si vvia pigramente,
dopo aver lanciato uno sguardo languido a Martino.

Grazia

Distribuisce dei quaderni ai bambini

Eravamo arrivati alla lettera "enne".
Chi mi mostra che sa scrivere la "enne"?

Angelino corre fino a Grazia e mostra un segno sul quadernino.

Grazia

E bravo Angelino che ha scritto bene! Vediamo come fai. ..

Angelino scrive sul quaderno, aiutato da Grazia.
Nino corre a sua volta fino a lei.

Grazia

Bravi, così va bene. Adesso possiamo passare a un'altra letterina,
e impariamo la "o". Chi mi sa dire una paroletta che comincia con la "o"?

I bambini in coro

- Orlannu!
- Orlannu!
- Orlannu!

Grazia

« Orlando» si dice, in italiano, e voi l'italiano dovete imparare,
anche noi siamo italiani, sapete? (ride)
Comunque, sempre con la "o" comincia, Orlando o Orlannu.
E allora, tutti quanti scriviamo questa letterina nuova!

I bambini si affollano intorno a Grazia per vedere come si scrive la "0".
Mentre continua la lezione, torna Violante per spazzare, con una scopa.
Martino la raggiunge con un libro in mano.

Martino

Be', Violante, vogliamo rappresentare al vivo
la scena fra Rinaldo e Armida?

Violante ride compunta e continua a spazzare.

Martino

Adesso che c'è uno che vuoI far Rinaldo, non parli più?

Violante

Dovrei ripassare le batture ...
È tanto che non la facciamo questa storia, te l'ho detto ...

Martino

Questo è il libro della Gerusalemme che dicevi tu.
Ne leggerò un pezzo; le battute, poi, le improvviseremo.

{dandosi delle arie)

Come si fa in teatro: mica si scrivono le battute,
si inventano, di volta in volta, come ti viene.

Violante

Si fa tutta languorosa, immedesimandosi in Armida

Avanti, allora. Comincia!

Martino

Legge

-Deh mira -egli cantò - »: « egli cantò» fa parte del verso,
hai capito?, e io sono « egli» ...

Violante

(impaziente)

« Deh mira egli cantò»: e poi?

Martino

Legge

« Deh mira -egli cantò -spuntar la rosa
dal verde suo modesta e virginella,
che mezzo aperta ancora e mezza ascosa,
quanto si mostra men, tanto è più bella».

Violante

E io? Che dico, io?

Martino

Niente dici, fai Armida che si innamora di Rinaldo:
prima lei era la sua carceriera, poi diventa pazza di lui.

Violante

Sì, è così, proprio così. Tu sai leggere, e in un lampo impari!

Martino

Si appassiona nella lettura, immedesimandosi

« Cogliam la rosa in sul mattino adorno
di questo dì che tosto il seren prende,
cogliam d'amor la rosa: amiamo or quando
esser si puote riamato amando» ...

Violante

(in estasi)

« Cogliam la rosa in sul mattino adorno ... »
Ah! sì... « Cogliam d'amor la rosa, amiamo or quando ... ?"

Martino

« ... esser si puote riamato amando ... »
La facciamo questa scena, Violante?

L'abbraccia

Violante

Cedevole, immedesimata nei toni di Armida

« Oh sì, Rinaldo!. .. Tutte le mie difese cadono
di fronte alle bellezze del tuo viso! » ...

Violante e Martino assumono toni e movenze da pupi.

Rinaldo - Martino

« O bellezza sublime! Ancor non vidi
quanto amorosi fosser gli occhi tuoi,
sì che baciandoli io non ne godessi! »

Abbraccia Violante con trasporto, restando incantato a guardarla

Armida - Violante

« O come potei
carceriera tenerti da schiavo,
ignorando del volto, tua bellezza,
non scoprendo del corpo tuo, vaghezza?! »

Rinaldo - Martino

« La ferita che tu m'hai risanato
or si riapre con dolor più acuto:
deh!, risanala tu, coi baci tuoi:
o inver m'aiuti, oppur morto mi vuoi! »

Travolta dall'impeto di Martino, Violante gli si abbandona.
I due si baciano, incuranti delle battute.

Violante

« Oh!, mio Rinaldo!"

Martino

« Oh!, Armida mia! »

Violante

« Oh!, bene mio infinito! »

Martino

« Oh!, mia eccelsa delizia! »

Sopravviene Candeloro che, alla vista dei due abbracciati,
si mette a urlare pieno di indignazione.

Candeloro

Ah!, bricconi! Ah!, traditori! V'insegno io!. ..

Candeloro da uno schiaffo alla Violante,
mentre Martino fa un balzo indietro e si ripara sotto il palco.

Violante

In pianto, massaggiandosi la guancia colpita

Ma padre mio, stavamo provando la scena di Rinaldo e Armida ...

Candeloro

Ve la do io la scena!
E tu, Martino, è così che ripaghi la mia fiducia?
Ti teniamo come uno di famiglia,
e saresti capace di far sfregio alla Violante?

Accorre Grazia, seguita dai bambini incuriositi.

Grazia

La Violante deve smetterla di provocare quella pasta dolce di Martino.

Candeloro

(a Grazia)

Si direbbe quasi che lo vuoi scusare, quel farabutto traditore!

Gli dà una pedata sotto il palco

Guai se ti ci ripiglio un'altra volta. Capito?

Grazia

(a Violante)

Figlia mia, sii più timorata: un conto è il teatro, un conto la nostra vita di persone.
lo posso andare a testa alta, lo può dire tuo padre,
anche se ho sempre fatto 'sto mestiere.

Si avvia, col codazzo dei bambini

Sù, picciotti, andiamo a preparare il pranzo c
he anche oggi il Signore ci concede.


IV - IL TEATRO ALLA MODA CONQUISTA LE RAGAZZE

Quattro ragazze stendono il bucato e cantano, sul davanti della scena.
Le ragazze si alternano nel canto, ridendo e lavorando.
Il teatrino rimane nascosto dietro i panni.
La scena ha il valore di un intervallo e di un passaggio di tempo.

Canto

T urullà e turullì!
Setti fìmmìnì pri un tarì.
Lu tarì è fattu d'oru,
Setti fìmmìru pri un cannolu.
Lu cannolu è fattu di canna,
Setti fimmini pri 'na manna.
E la manna è fatta di linu,
Setti fimmini pri un parrinu.
Lu parrinu dici la missa,
Frij l'ava a la batissa.
La batissa di Murriali,
Frij l'ova a Mastru Natali.
Mastru Natali marita la figghia
Maccaruna di canigghia.
E l'appizza a la porta,
Cu' li voli si li porta.
E l'appizza a la cavigghia,
Cu' li voli si li pigghia!

Ragazza Flava

(alla Ragazza Fulva, che sta lavando una camicia a fiorellini)

Eh!, che bella camicia abbiamo!
Fammi vedere, una stoffa speciale, tutta a mazzetti di fiori!

Ragazza Fulva

Me la spedì il fidanzato da Torino ...
Così lontano fu mandato soldato. Mi par mill'anni che è partito.

Ragazza Mora

Ma pensa a te, e ti fa regali preziosi. ..

Ragazza Corvina

A Torino ... hanno le fabbriche ...
Qui, campi soltanto, che nemmeno possiamo coltivare.

Ragazza Fulva

Cambierà anche da noi. Vedrete, quando tornano i picciotti.
M'immagino già le feste e tutte cose ...

Ragazza Corvina

Per ora, solo in teatro le vediamo, tutte 'ste feste e 'ste bellezze.
Sapete le novità?
Uomini e donne fanno scene d'amore!

Ragazza Flava e Ragazza Mora, insieme

- D'amore?

Ridono

- Il Meschino e la Sibilla ...
- Rinaldo e Armida ...
- Lo sappiamo ...
- Son storie che abbiamo viste e riviste.

Ragazza Fulva

Sciorinando la camicia come un manto

Ci sono novità, vi dico!

Ragazza Corvina

Fa ondeggiare una coperta del bucato, mezzo arrotolata

Novità nuove veramente!

Le due ragazze si fronteggiano e ridono, dandosi un 'occhiata d'intesa.

Ragazza Flava

Di che si tratta? Noi, il Meschino, lo vedemmo proprio l'altra sera.

Ragazza Mora

Una bella storia, sempre i pupi ·soliti.

Ragazza Corvina

L'hai detto: sempre pupi!
Noi abbiam visto un teatro diverso! Ci andammo l'altro giorno,
per la festa del paese di Santino, ci invitò lui, per mostrarci la grande novità.

Ragazza Fulva

(spiegando)

« Romeo e Giulietta»! Persone proprio!
Uomini e donne, a baciarsi, ad abbracciarsi!

Ragazza Corvina

E la gente, quanto gli piaceva! Madonna Santa, ci siam tanto divertite!

Ragazza Fulva

Si drappeggia la camicia a fiori

Facevano la storia di una ragazza nobile, di nome Giulietta ...

Ragazza Corvina

Che si innamorava di un giovane di una famiglia che aveva litigato con la sua. ..

Agita la coperta come un mantello

Ragazza Fulva

Si chiamava Romeo! E si baciano, il ragazzo e la ragazza,
per mostrare che si voglion bene veramente, e sono intenzionati
a celebrare il santo matrimonio ...

Ridendo, le due ragazze, nelle parti di Romeo e Giulietta, si abbracciano.

Ragazza Corvina

« Oh, mio Romeo! O te o nessuno! »

Ragazza Fulva

« Giulietta, l' onor mio e la mia fede, ai tuoi piedi, o mia sposa! »

Ragazza Flava

Davvero si baciavano?

Ragazza Mora

Questo di baciarsi, noi l'abbiam visto fare soltanto ai pupi...

Ragazza Corvina

È così la moda nuova! ...

Dicon le stesse cose, come i pupi, ma si comportano come persone
nella loro intimità, cosa che fa una grande impressione!

Ragazza Fulva

(tagliando corto)

Volete sapere come va a finire?

Ragazza Mora e Ragazza Flava, insieme

Si sposano?

Ragazza Corvina

Il padre vuole maritare Giulietta a un cugino; a
llora lei beve un liquore che pare che sia morta ...

Ragazza Fulva

Solo il frate sa che lei è addromentata:
è lui che deve avvertire Romeo, così poi fuggiranno insieme.

Ragazza Corvina

I parenti credono che Giulietta sia morta, e così la portano nel sepolcro ...

Ragazza Flava

Gesùmmaria! Nel sepolcro, con tutte l'ossa dei morti!

Ragazza Mora

E il fidanzato? Che fa?

Ragazza Corvina

Romeo va al sepolcro,
ma il frate non ha fatto in tempo ad avvertirlo, e cosi. ..

Ragazza Fulva

E così lui arriva fin dentro a quella tomba,
vede Giulietta senza vita e si dispera, perché crede sia morta!

Ragazza Flava

Povero cristiano! Si è preso paura?

Ragazza Corvina

Romeo è così addolorato che non vuol vivere più:
tira fuori la spada e da parte a parte si trapassa...

Crolla a terra fingendosi morta

Ragazza Fulva

Intanto Giulietta si risveglia, vede il corpo del fidanzato trapassato
e si dispera così tanto, che anche lei decide di morire:
si tira un colpo con la spada e cade a terra fulminata!

Si getta a terra, cadendo sul corpo dell'altra

Ragazza Corvina

Emergendo da sotto l'amica

Eh, quanta foga! Per poco non mi soffochi!

Si tira su, e anche l'altra si rialza

È stato proprio un bel teatro. Ho pianto tanto,
era come se anch'io fossi là, nella tomba, in quella scena,
e tutta la storia fosse mia.

Ragazza Flava

Mi piacerebbe piangere anche a me!
Portatemi, quando ci tornate!

Ragazza Fulva

Questa sera, è già deciso.

Tira su i panni, e le altre fanno altrettanto

Si va con il carretto, viene anche Santino.

Ragazza Mora

A stasera, allora, siamo intesi. Ci vediamo al castagno tutti quanti.

Le ragazze se ne vanno canticchiando il motivo dell'inizio.

V - LA VIOLANTE PER AMORE TRADISCE CANDELORO

È notte.
Martino sta dormendo nella buca sotto il palcoscenico,
coperto alla meglio da costumi e scenari.
Violante in camiciola arriva di corsa
e si insinua nel mucchio fino ad abbracciare l'amante.

Martino

Svegliandosi

Eh!? Che c'è? Chi è? Che succede?

Si accorge di Violante

Ah!, sei tu ... Dormivo.

Violante

Io invece non riuscivo a prender sonno.
Mio padre finirà per scoprirei, un giorno o l'altro ...

Martino

Se vieni nel mio letto all'imprvviso, per forza finiranno per scoprirci.
Ci vuole cautela, dobbiam metterci d'accordo prima,
stare attenti che nessuno ci veda ...

Violante

Sembra quasi che non ti importi più niente, di me.
All'inizio eri tutto un fuoco.
Finché non ti ho detto di sì, mi hai messo in croce ...

Martino

Ma adesso ormai sei mia...

(con tono blando)

Ci sposeremo ... un giorno o l'altro ...

(con rabbia)

E poi, tuo padre mi fa lavorare come un mulo:
come vuoi che di notte abbia ancora le forze per fare l'amore con te?
È grazie che riesca a riprendermi,
per comineiare di nuovo il giorno dopo.

Violante

Intanto la mamma mi tiene gli occhi addosso ...

Accarezza Martino, facendogli ogni sorta di effusioni perché quello ceda;
ma lui è sul punto di riaddormentarsi

Martino

Supplicando Violante, ad occhi chiusi

Buona ... buona ...
Dormi... dormi anche tu ...
Sta qui. .. con me ... se vuoi... ma dormi!

Si rintana ancor più negli stracci

Violante

(tutta presa dai suoi ragionamenti)

Bisogna confessare ogni cosa ...

Lo palpeggia, mentre Martino mugola

Tu che hai più coraggio ...

Martino

Si ridesta di colpo

Io!? Perché tuo padre mi dia un bel po' di botte?
Grazie tante! Piuttosto infilo la porta e me ne vado!

Violante gli si avvinghia mettendoci tutta la passione sensuale
di cui è capace per addolcirlo.

Martino

Ormai sveglio, tirato nel gioco di Violante

Se tu vuoi venire con me, poi...

Violante

Continuando nel gioco

Con te, sì. Qualunque cosa, con te.

Martino

Si compiace, fantasticando, sul progetto

lo so fare il salto mortale ... L'uomo senz'ossa ...
So fare il gambero parlante ...

Comincia a cedere alle sollecitazioni di Violante; la voce gli si fa languida

Tu sei una bella ragazza ... Sì, te lo dico in faccia ...

Solletica Violante, che ride beata

Vestita in maglia ... a raccogliere i soldi col piattello ...
la gente non si farà pregare per metter mano al portafogli. Andremo per il mondo!

Violante

Sì sì! Andremo per il mondo!

Martino

Ci divertiremo!

Violante

Sì sì! Ci divertiremo!

Martino

E ciò che si guadagna, ce lo mangeremo noi due! Ti piace?

Violante

Mi piace sì. Tutto mi piace, con te!

Martino e Violante, strettamente abbracciati, scompaiono fra gli stracci e i costumi.


VI- DON CANDELORO SI OFFRE AL TRADIMENTO PER AMORE DEL TEATRO

È il momento precedente l'inizio dello spettacolo.
Brusio di gente che viene a vedere la scena dell'incantesimo.
Candeloro va e viene intento ai preparativi. Grazia sistema gli abiti dei pupi.
Mastro Emanuele accorda il violino. Dima ripassa una parte,
tenendo Rinaldo tra le braccia, e dandogli voce.

Dima

(come Rinaldo) « Orlando traditore! E come puoi tu negarlo?»

Non convinto della frase, la ripete

« Non appartieni tu ora ... e non difendi tu ... i Saraceni? »

Si rivolge a Candeloro

Don Candeloro, non sarebbe meglio dire:
« Non appartieni ora 'ai' ... e non difendi tu 'i' ... Saraceni?»
Perché è come dire: « Non appartieni ora ai Saraceni
e non difendi tu i Saraceni? »

Candeloro

Sì, Dima, sarebbe giusto come dite voi.
Ma la battuta non la dovete meditare, la dovete dire come viene al naturale.

Dima

Allora è meglio lasciarla come prima?

Candeloro

Come vi trovate bene voi, con il vostro Rinaldo.

Dima

Sì, ora me la provo un po' con lui, poi vediamo ...

Dima si mette da parte con il suo pupo Rinaldo,
borbottando le battute, che si sentiranno a tratti.

Candeloro

A voce alta, rivolgendosi a tutti e a nessuno

E portatemi del magnesio, Santo Iddio!
Qui nel sacchetto non c'è ne più, io non so chi si diverte a rubarlo ...

Grazia

Placida, sistemando un vestito

Eh!, l'altro giorno Angelino volle mostrare ai bambini del paese
che anche lui sapeva fare le magìe, ne gettò un pizzico,
quante feste gli fecero!

Si alza, andando

Ora te ne porto dell'altro ...

Candeloro

Le grida dietro

I figli devono capire che queste cose servono per guadagnarci il pane!
Niente va sprecato.

Si avvicina ad Angelino, che se ne sta mogio mogio

Hai capito, figlio mio?

Angelino (serio)

Sì.

Candeloro

(intenerito)

Quando io non ci sarò più, i pupi e tutto il resto rimarranno a te e a tuo fratello:
per vivere, capisci? Perciò io ti insegno.

Angelino (serio)

Sì.

Candeloro

Il magnesio...

Ne cava un po' fuori dal sacchetto

non è altro che una polverina, come una sabbia della riva del fiume ...

Grazia ritorna con un sacchetto

Grazia

Tieni, bisognerà comprarlo, questo è l'ultimo.

Candeloro

Se avremo i soldi. Ormai l'incantesimo è l'unica serata che porta un po' di gente ...
Qualche moneta vengono a spendersela ancora da noi, con l'incantesimo,
altrimenti sono tutti a vedere quelle porcherie che oggi van di moda ...

Candeloro prende la fata Alcida e la fa ondeggiare.

Candeloro

Ecco la fata Alcida, vedi, Angelino?

Angelino (attento)

Sì.

Candeloro

La fata A1cida, quando incontra il Meschino, se ne innamora subito:
lui non sa che è una fata cattiva.
« Di tanta bellezza adorna,
il suo viso splendeva come il sole! ":

Tira fuori il pupo del Meschino e lo mette di fronte a quello della fata Alcida.

Il Meschino dice così. E mentre lui attacca a dire la sua battuta,
io getto una manciata di magnesio sulla sua armatura!:

Getta una manciata di magnesio sull'armatura, che brilla intensamente

Così! Che bell'effetto, hai visto, Angelino?

Angelino ride

Ah!, tu già lo sapevi, ai compagnuzzi mostrasti il bell'effetto, è vero?

Angelino (soddisfatto)

Sì.

Candeloro

Sì. La gente è beata quando vede queste cose. E dimentica gli affanni.
È la magia del teatro. Ricordati, Angelino: in teatro, se hai fede e fantasia,
si può far tutto. Tutto, si può fare ...

Candeloro prende per mano il bambino e si allontana per controllare
che i pupi siano in ordine.
Arrivano circospetti Violante e Martino con un fagotto.

Martino

(a Violante)

Sono stanco di lavorare come un asino per i begli occhi di non so chi.
Vedrai, diventeremo ricchi...

Pigia della roba nel fagotto, a Violante

Mettici dentro tutto quel che puoi, sono anni che ci sfrutta a suo vantaggio.

Si avvia.

Tu finisci il fagotto, io vado a prendere la mia roba.
Quando lo spettacolo sarà iniziato, ce ne scappiamo, non se ne accorgerà nessuno.

Martino se ne va. Violante raccoglie la corona della maga Alcida.

Violante

Questa mi potrà servire...

Si mette la corona in testa

Con la corona farò le principesse ... « La principessa di Carini» ...

Arriva Grazia con il fondale del palazzo della maga
e vede Violante che si pavoneggia, e accanto a lei un fagotto.

Grazia

Ah, scellerata! Che stai facendo? Un fagotto: ve ne volete andare!. ..
Tuo padre vi accoppa a tutti e due!

Afferra il fagotto tentando di aprirlo

Violante

Strappa il fagotto dalle mani di Grazia

Date qua, è roba mia!
Sono grande ormai, ho diritto alla mia vita! ...
Non mi potete più comandare!

Mentre le due donne si contendono il fagotto, sopraggiunge Candeloro.

Candeloro

Eh!?, che succede? cos'è 'sto pandemonio?

Grazia

(indicando Violante)

Questa se ne vuole andare. Erano giorni e notti che la seguivo,
traditora svergognata!, lei e quel disgraziato di Martino
che era meglio se continuava a chiedere la carità invece che avvelenare la nostra famiglia!

Candeloro

E questo ho sempre pensato anch'io. Dov'è, che lo voglio ammazzare?

Martino sopraggiunge con il suo fagotto in spalla e una ghirlanda di salsicce intorno al collo.

Violante

(a Martino)

Attento, vuole ammazzarti!

Martino

Eh?! Perché?

Salta sulle quinte, il più lontano possibile da Candeloro

Che volete da me?

Candeloro

(inseguendolo)

Traditore! Hai mangiato il mio pane!

Sei stato trattato come un figlio ...
E adesso mi porti via la figlia, e la roba per giunta!

Candeloro tenta di raggiungere Martino, ma quello si difende
parandosi dietro ai pupi e gettandoli in aria. Candeloro è costretto ad afferarli al volo
per non farli rovinare. I ragazzini al trambusto accorrono
e prendono parte come se si trattasse di un gioco.

Martino

Gettando i pupi in aria

Prendetevela la vostra roba, tanto non la vuole più nessuno!
Prendetevela che noi ce ne andiamo, non ci va più di sopportare i vostri comandi!

Ad un certo punto, quando il parapiglia è al culmine,
Candeloro si ferma e lancia un grido altissimo.

Candeloro

Adesso basta! Zitti tutti!
Dobbiamo fare la rappresentazione! A quest' ora apparteniamo al pubblico,
aggiusteremo i conti dopo, in famiglia ...

Candeloro prende il pupo del Meschino, Grazia prende il pupo della fata Alcida,
e si avviano entrambi sul palcoscenico, seguiti da Dima,
senza più degnare di uno sguardo Martino e Violante.

Violante

(incerta, a Martino) Cosa facciamo?

Martino

Ce ne andiamo. Non eravamo d'accordo?

Si avvicina Dima, supplichevole.

Dima

Non gli date questo dolore, a don Candeloro

(a Martino)

Lui contava su di te, sta diventando vecchio .

Martino

E io sto diventando giovane!

Fa una capriola, poi prende per la vita Violante, con aria da padrone

Andiamo, è ora!

Violante rimane indecisa

Hai paura, forse? O vieni via con me, o non mi vedrai più.

Violante

Gli prende le mani, con tono ispirato, da eroina dei pupi

Ormai !Sono legata a te ... Tu lo sai. .. cuore mio ...

Martino

E allora, andiamo!

Violante e Martino passano in mezzo al pubblico danzando e cantando.

Violante

Ogni stagione ha la sua libertà!
Se ne andò mia madre con mio padre,
lasciando in lacrime l'onesto genitore.
La chiamaron puttana e non si offese.
Fece dei figli e madre diventò:
ora di tutto questo, non si ricorda più!

Martino

Tuo padre lo chiamavan buono a nulla!
Lo accusavano di non guadagnare!
Scappò di notte fuori dal paese.
Lo seguì la donna che lo amava:
ora di tutto questo, non si ricorda più!

Violante e Martino, insieme

Ogni stagione ha la sua libertà!
Questa è la nostra e breve sarà!
Ogni stagione ha la sua libertà!
Questa ci tocca e mai più ci toccherà!

VII - DON CANDELORO INCONTRA SE STESSO

È notte. Nel silenzio del teatrino deserto, Candeloro si accascia sul palcoscenico,
le vesti lacere, stanchissimo.

Candeloro

Fuggita! Carne mia, traditora con quell'altro,
che le doveva esser fratello! La vita, è questa?

Guarda i pupi, che penzolano ai lati, silenziosi e immoti

Oppure siete voi la vita, fedeli sempre, leali ... E quando voglio io, parlate.

Una voce sussurrata, ma ben nitida, si alza dal fondo del teatrino.

La voce

Sono io a suggerire a te ... quello che tu dirai. .. per far parlare me ...

Candeloro

Chi sei?

Si guarda attorno, scosta i pupi per vedere se qualcuno vi è nascosto in mezzo

Fatti avanti!

La voce

Sono io ma sempre tu sei, Candeloro ...
Se sali in palcoscenico ... allora sì, io posso farmi avanti...

Candeloro

Ma come, « sono io ma sei tu »...

Si raddrizza sulla scena

Ecco, adesso sono qui: parlami!

La voce

Parlami! ...

Candeloro

Sei forse Orlando?

La voce

Orlando! ...

Candeloro

Orlando come? lo sono Candeloro!

La voce

Candeloro! ...

Candeloro

Ripeti ogni mia frase, come se tu fossi me stesso ...

La voce

Me stesso!. ..

Candeloro

Tante volte mi vengon in mente delle fantasie, e vorrei che fossero vere ...

La voce

Vere!. ..

Candeloro

Ecco, immagino magari una battaglia ...
per un gran temporale, in un attimo, i cavalieri si danno alla fuga ...

Tuoni, uno scroscio d'acqua, rumore di.cavalieri e grida,
nitriti di cavalli, risuonar di lame echeggiano magicamente.

Candeloro

Lampi di fuoco si incrociano sui soldati...

Un lampo illumina i pupi che ondeggiano
come sconquassati da un vento improvviso.

Candeloro

Fa un gesto ampio, e tutto si acqueta

Poi appare Angelica, che riposa queta in un prato ...
Soave, appena appena, si alza un ronzio dorato di api. ..
cinguettano uccelletti dai colori variopinti. ..
e i fiori sbocciano intorno ad Angelica bella
per farla ancor più risaltare in tutto il suo splendore ...

Quanto Candeloro descrive, si verifica nella penombra della scena. AncheAngelica vi appare,
soavemente adagiata come se riposasse su .di un prato erboso.

Candeloro

Tutto questo io lo immagino, e amo la mia immaginazione
fino a vedere ogni cosa immaginata. Ma non esiste ...

La voce

Esiste! ...

Candeloro

Non so chi sei, voce che sembri venir dall'anima mia,
ma se tu sei una forza buona ...

La voce

Buona! ...

Candeloro

Dimmi che cosa devo fare ...

La voce

Fare!. .. Fare! ... Fare!. ..

Candeloro

Così mi suggerisce la coscienza.
Anche se Violante ci ha lasciato, anche se io mi sento stanco
e la gente non corre più come una volta agli spettacoli,
io ho ancora una gran voglia di fare!

Candeloro, come rinvigorito, si evvicine al pupo Orlando, e lo prende fra le braccia.

Candeloro

Bello ti feci, quando ti misi insieme.
Ti dipinsi con i colori della carne e del sangue.
Ti vestii delle stoffe più preziose.
Ti regalai occhi arditi, ti feci fiero.
Ti diedi l'armatura, lucente, sbalzata,
con i soli e le lune, i draghi, le stelle e i fiori. ..
Come sarebbe piaciuta a me, se fossi apparso in scena ...

Candeloro si illumina.

Ma allora, potremmo, noi stessi, recitare con la voce e col cuore,
col pensiero, il sentimento, l'immagine viva di noi. ..

Candeloro si fa Orlando, ne assume la voce,
come sempre ha fatto animando il pupo, ma del pupo assume anche le mosse.

Orlando - Candeloro

« Angelica angelo mio come sei bella!
I tuoi capelli biondi
sono fili d'oro purissimo!
Un manto sono
a nascondere le tue forme stupende,
perché nessuno al mondo
è degno di ammirarle.
lo ti guardo e vorrei
che né il cielo né l'aria
nessuno sguardo umano
ammirasse te tue virtù preziose!
Apri gli occhi e guarda a chi ti mira!
le tue labbra di porpora,
le tue guance infuocate
mi invitano ad un bacio delirante!
Svegliati Angelica! Ho bisogno
di sentire la tua voce soave!
Angeli del cielo, accorrete a suonare
gli strumenti del celeste impero
per svegliare la mia bella,
il mio amore dolcissimo! »

Un trillante suono di violino percorre il silenzio.
Appare come una vaga presenza nelle tenebre il volto di Angelica
e poi se ne sente la voce.

Voce di Angelica

« Una grazia o mio Orlando anima mia
sola ti prego lasciami impetrare ...
Che ancor che molto più che mia,
tua sia ...
Mi puoi con questo
in eterno comprare ... »

Scompare Angelica, si zittisce la voce.
Dal fondo appaiono Grazia e mastro Emanuele col violino.

Grazia

(a Candeloro)

Sei stato meraviglioso!

Lo abbraccia

Mastro Emanuele

Quando avete chiamato gli angeli del cielo, io ho suonato,
come sempre mi avete comandato durante lo spettacolo ...
Eppure non c'era il pubblico, ed è notte ...
Ma non fa differenza per me, gli occhi miei siete voi.

Candeloro

lo mi san sentito tutto sulla scena.

Si tira su, stordito

Ero io a dire e a fare ...

Non c'era il pupo, ma io stesso ... Orlando viveva in me.

Grazia

Lo prende sottobraccio

Vieni, adesso. È ora di dormire. Continuerai domani.

Candeloro e Grazia si allontanano sorreggendosi a vicenda.
Mentre mastro Emanuele suona il violino fino a che si fa buio.


VIII - LA VIOLANTE PER AMORE MOLTIPLICA L'AMORE

Una piazza di paese.
La Violante si getta su di una sedia ad un tavolo di osteria.
Martino si mette a contare i soldi raccolti alla fine dello spettacolo.

Martino

Questa volta è andata bene.

Saggia una moneta

Ce n'è una d'argento: che ci facesti a questo?
E che ti fece lui, per offrirei questa grazia di Dio?

Le da una manata sulle cosce)

E tirale un po' più fuori, queste cosce belle sode.

La mano indugia e sale al ventre

Tirale fuori finché puoi. Ormai tra poco si vedrà, 'stu piccineddu ...
Non ci voleva, no. Ma tu, sempre a tormentarmi, di notte, invece di dormire ...

Violante

E che ne so, di queste cose, io?

Ride, soddisfatta, palpandosi

Piaccio. Il resto vien da sé. Che ne posso sapere,
di quello che succede, se tu mi abbracci?

Ride, rilassandosi e torcendosi tutta di piacere

Martino

Tra poco non potremo più fare i nostri numeri. Quando sarai grossa come un tamburo,
sai cosa gliene importa alla gente di vederti le gambe.
Una madre, meglio che si nasconda. Farai schifo, perfino.

Violante

Oh!, c'è ancora tempo. Un mese ... forse due ...
Se mi metto un drappeggio sulla pancia...

Prende uno scialle dalla cesta

E magari, per distogliere l'occhio e portarlo più su ...
Mi apro un po' la scollatura...

Ride, eseguendo, si pavoneggia e fa un giro sulla piazza
Il merciaio sta guardando la Violante di lontano.
Quando gli giunge a tiro, in un salto le passa un braccio intorno alla vita
e le fa fare una giravolta.

Merciaio

Sembrate una statuina di porcellana, o, come dicono i signori...

Stringe le labbra, per pronunciare fino

« di biscuitte!" Bella bella! incantevole! Con una voce ...
Delle movenze!. ..

 

Si avvicina a Martino che lo sta osservando

Sempre con il dovuto rispetto, caro don Martino, naturalmente!
Ma lasciatemi dire che vostra moglie ha delle doti naturali
che a meraviglia si sposano con l'estro, la fantasia e l'invenzione
attraverso cui voi l'avete avviata al mestiere!

Martino

Ih! Moglie! Noi siamo compagni di lavoro. Donna Violante fa quello che vuole.
È padrona, don Fernandeno.

Violante

Se son padrona, allora facci portare qualche cosa
da mangiare. Con tutti quei salti e quelle canzoncine,
sto quasi per svenire dalla fame ...

Si accascia languida; il merciaio la sorregge sollecito.
Martino esce. Violante e il merciaio cominciano a farsi gli occhi dolci.

Merciaio

L'altra volta l'avete mandato a cercare il vino, abbiamo avuto più tempo ...

Allunga una mano al petto della Violante

Adesso questa mano è mia, può appena dirvi quanto vi desidera.

Violante gli allontana la mano ridendo.

Violante

Ehl, don Fernandeno, questa mano

può mostrarmi le bellezze della vostra merce! ...

Il merciaio si stacca dalla schiena una gerla tutta infiocchettata
e la mette sul tavolo.

Merciaio

Siete padrona...

Rovescia la gerla sul tavolo

Ci sono spille belle ci sono nastri. ..

Ci sono giarrettiere...

Ne agita una in aria

... di pizzo rosso e di pizzo nero ... donna Violante, provatevi 'sto paio!

Violante

Avida, afferra la giarrettiera

Sì.

Se ne infila una; con malizia, al merciaio

Aiutatemi voi.

Il merciaio infila la giarrettiera sulla gamba della Violante, indugiando nel gesto.
Ricompare Martino con un boccale di vino in mano. Il merciaio si ritrae.

Merciaio

È di quello buono, don Martino?

Martino

Sentite un po' se è di vostro gusto ...

Gli versa al volo del vino in gola

Merciaio

Ma che fate, don Martino?

Tossisce, mezzo soffocato dal vino

Sì sì, il vino è buono ... ma così mi soffocate ...

Martino

Preferite che vi strozzi
con una delle vostre giarrettiere di pizzo rosso, o con una di pizzo nero?

Prende una giarrettiera e gliela passa intorno al collo

Violante

Ma che fai? Sei impazzito?
Don Fernandeno voleva farmi un regalo!

Martino

Don Fernandeno il regalo voleva farlo a me! E altre volte già me lo fece, eh?

Inzuppa il merciaio nel getto di vino,
mentre quello mugula sotto la sua presa tenace

E allora, adesso, don Fernandeno si piglia la sua giarrettiera
assieme alla Violante che la giarrettiera e tutto il resto ha ben gradito!

Con uno spintone, Martino manda il Merciaio a ruzzolare.
Poi raccoglie la sua roba e se ne va.

Martino

(andandosene)

Ricordatevi però che il regalo di valore, che dura una vita intera,
alla Violante gliel'ho fatto io. Saluti, baci e figli maschi!

La Violante soccorre il Merciaio mezzo soffocato dal vino e dalla giarrettiera.

Merciaio

Tossendo e massaggiandosi il collo

Pazzo è, pazzo ... Ma che gli è preso? lo credevo sapesse ...

Violante

Ma che vi importa? Voi mi amate, io canterò e ballerò per voi. ..

Lancia un grido e si piega su se stessa

Merciaio

Che avete? Tremate ... Vi siete fatta pallida ...

Violante

(contorcendosi)

Quando starò di nuovo bene, allora vi amerò,
dopo sarò tutta vostra, don Fernandeno ...

Merciaio

Dopo? Ma che volete dire?

Violante

Aiuto! Sta arrivando!

Corre fuori scena

Una donna! Aiuto! Sento che sta venendo! Aiuto! Nasceeeee!!!! ....

Merciaio

Ah no! Troppo caro mi verrebbe a costare un po' di gioco!

Fruga nelle sue mercanzie, che va ammassando di nuovo nella gerla

Addio Violante, vi regalo un corredo
e me ne vado!

Il merciaio si allontana con la sua roba.

IX - VIOLANTE PERDE UN FIGLIO E CANDELORO RITROVA UNA FIGLIA

La ruota dei trovatelli. Una monaca vi siede accanto.
Violante si fa avanti con un fagottino in braccio.

Violante

(alla monaca)

Madre, vi porto il picciriddu. È mio, sì, ma non posso tenerlo.

Monaca

Siete sposata?

Violante

No.

Monaca

L'hai fatto con amore?

Violante

L'amore c'era. lo però non pensavo al bambino.

Monaca

Ma l'hai fatto, e Dio ti perdona
perché il tuo amore ha dato questa vita.

Sporge le braccia verso il fagottino e fa girare la ruota

Dammelo.

La Violante depone sulla ruota il fagottino, che dà un vagito.

Violante

Oh! che cosa avrà detto?

Fa per riprendere il fagottino, ma la monaca lo prende in braccio

Monaca

Lo cureremo noi, non aver paura, starà bene qui.

Violante

Si chiama Rinaldo ... perché Rinaldo è un ribelle,
che difende i deboli e fa giustizia...

Il fagottino piange

Non piangere figghiuzzu meu, che la mamma
ti canta la filastrocca ...

Violante prende le manine del bimbo.

(cantando)

« Manu manuzzl- chi veni lu pa',
Porta cusuzzi - e poi si nni va' ...
Porta bummuli - e baccareddi,
Pì jucari - li figghi beddi. .. »

Violante si stacca dal bambino che ha smesso di piangere,
e si allontana danzando, continuando la sua canzone.

« Manu manuzzi -
che veni lu tata ...
Porta la 'mprua -
nna la cannata ...
La cannata -
si rumpiu,
Manu manuzzi -
chi veni lu ziu ... »

Mentre si allontana con il fagottino e la ruota,
appare il carro di Candeloro con tutta la compagnia.
Candeloro è vestito in abito di paladino, in velluto,
con parti di armatura di metallo.
I ragazzini vestono costumi di fogge differenti,
ciascuno rappresentante di un personaggio,
da Romeo a Giulietta, a Paggio Fernando.

Candeloro

(vedendo Violante)
Figlia mia! Un anno intero
che ti avevamo perduta.

Grazia

E dopo un anno ti abbiamo ritrovata!

Violante

Oh siete voi? Proprio voi? Mi par di sognare ...

Candeloro

Figlia, quante bestemmie mi facesti dire!

Grazia

Gli rovinaste il lavoro, a tuo padre, tu e quell'ingrato di Martino.

Candeloro

E dov' è adesso la causa dei miei guai?

Violante

Allarga le braccia

Partì. io ero ... C'era ... E loro allora ...
Ma poi, che potevo fare, io? E perciò lui...
L'altro però ... Così ho dovuto, credetemi, ho dovuto ...
E soltanto adesso, appena appena ... Insomma io ...

Candeloro

Basta così. Sei figlia nostra. Rimani con noi.

Grazia

Rimani. Aiuterai in cucina.

Dima

E le parti da femmina! Tua madre non ha più l'estro ...

Grazia

E neppur la voce ...

Dima

Il teatrino dei pupi, lo facciamo ancora.

Candeloro

Eh!, teneva una gran bella voce, Grazia, al tempo suo!
Ma avere te, Violante, sarà come risentire lei ragazza.

Mastro Emanuele

(supplichevole)

Nessuno mi porta a spasso. Nessuno più mi tiene per mano.
Nessuno, da quando sei partita.

I ragazzini fanno cerchio intorno a Violante.

Ragazzini

Rimani! Sì, rimani! Ci aiuti nelle prove!
Ci leggi tu le parti! Recitiamo anche noi!
I personaggi siamo! Non le voci soltanto!

Violante

Davvero? Anch'io recito, sapete?, sulle piazze ...
e canto e ballo ... Ecco, sentite!

Si erge tutta, si mette la coroncina in testa

Sono la barunissa di Carini!

Canta

« Véninu e vannu li filici jorna,
La cara gioventù chi cchiù nun torna.
Véninu e vannu li smanii ardenti
D'amuri e pompi e di cumanni putenti...
E veni poi di figghi 'na curuna .
E gira e gira, è rota di fortuna »

Candeloro si inserisce, rispondendo al canto.

Candeloro

« Casteddu, chi lu titulu mi duna,
Tornu a gudiri lu tisoru miu,
La figghia chi fa invidia a la luna,
Ca ognunu dici; a lu sulu vìnciu' ... »

Abbraccia la figlia

Cara, cara Violante, quanto ti ho cercata!
Ora starai sempre con noi... Purché tu
non faccia altre pazzie ... Somigli tanto poco

a tua madre, che è sempre stata saggia ...

Accarezza la figlia, come se fosse una bambina

Tu invece, a seguire i sogni. ..

Violante

Abbraccia il padre

Come te, padre mio.

Candeloro

Allora, tutto come prima?

Violante

Se mi volete ...

Ragazzini

- Sì ti vogliamo!
- Resta con noi!
- Viva Violante!

Tutti le si fanno intorno.

Ragazzini

- Mi aggiusti l'armatura?
- lo ho un bottone da attaccare!
- Mi ripassi la parte? lo sono la Giulietta ...
- E io son Romeo!
- lo sono Paggio Fernando!

I ragazzini si mettono a danzare trascinando la Violante con loro,
mentre mastro Emanuele suona un motivo allegro.


X - DON CANDELORO CONCLUDE LA SUA GIORNATA

Canzone

O povira chiamata Iibirtà,
arvuliddu gintili disiatu,
duci confortu di l'umanità,
confortu di l'oppressu svinturato ...
Chi sta è la curtura ca ti fa
li Parramentu ccu lu magistratu:
scanciu di abbivirarlu e cultivari,
tra li bruttimi lu fannu siccari ...

Una piazza con tavoli e sedie da osteria.
Don Turi e donna Nica stanno prendendo il fresco.

Turi

Pare ieri.

(sospira)

Nica

Versa del vino a Turi

Anche a me. Beviamoci un goccetto alla salute.

Si versa un bicchiere anche lei

Turi

Brindiamo brindiamo ...
Pare ieri che si fece la festa...
Poi se ne vollero andare.
Si litiga che sembra che ci si voglia ammazzare,
passano gli anni e non capisci perché.

Nica

Vi piacerebbe riaverli qui?
Più che vecchi non si diventa, la verità, adesso, potete dirla.

Turi

Fa un gesto vago

Eh! Quelli smaniavano per il teatro ...
Non potevano continuare a farlo qui?
Bastava un po' di buona volontà ... Ma lui. .. testardo come un mulo!
Quel teatro mi è costato la figlia, e i nipotini!

Nica

E qui, a voi, sono forse mancati altri figli?
E non ci sono sempre stata io, a farvi compagnia?

Turi

Quello che è giusto ...
Ora lo posso pure dire: in fondo a quel teatro io mi ero affezionato.

Nica

Siete proprio uno strano tipo.
Ancora non sono riuscita a capirvi, in tanti anni. ..

Canticchiando uno stornello, si profila Martino.
Malridotto, veste come un fantasma.
In un fagotto, tiene gli strumenti del mestiere.

Martino

Dondolandosi in un passo di danza

« Ciuri di canna ...
'Si bedda, giuniusa, senza menna ...
Quantu ti vogghiu bene, Marianna! ... »

Fa un inchino e una capriola a Turi e Nica.

Martino

« Quantu ti vogghiu bene Marianna! ... »
Ce l'avreste un bicchiere anche per me?

Turi

Siete uno del teatro?

Martino

(fiero)

Si vede?

Turi

Sembrate un poveraccio, ma siete di quella gente lì.

(a Nica)

Dagli un bicchiere.

Nica dà un bicchiere colmo di vino a Martino

Martino

(con un inchino)

Grazie, signora, bacio le mani.

Beve d'un fiato

Turi

Avete conosciuto un certo don Candeloro?

Martino

E come non l'ho conosciuto?! Praticamente, parenti siamo ...
Perché io, con la figlia ... voi mi capite.

Turi

Ah!, brutto disgraziato! E ve ne vantate?

Martino

(cauto)

No! Che vantarmi? Di che cosa?
Con la figlia ... Lavoravo, con la figlia. Ecco.

Nica

E adesso? Non ci lavorate?

Fa una capriola

« Ciuri di canna ...
'Si bedda, giniusa, senza menna ... »
Sono passati tanti anni. ..
La Sicilia è grande, non ci siamo incontrati più.

Turi

Vorrei sapere che ne è stato di loro.

Martino

E perché lo volete sapere?

Nica

E perché lo vuole sapere! Avete fame?

Martino

E come no?

Ma denari non ne ho. Posso farvi un gioco, se vi contentate ...

Turi

Conoscete le storie dei paladini?

Nica

Che vuoi che ne sappia, dei paladini? Lui conoscerà i numeri del circo.

(a Martino)

Quello che siete capace di fare, fate. Qui non viene mai nessuno,
ci contenteremo. Vado a prendervi un pezzo d'arrosto.

Se ne va
Martino tira fuori dalla sacca le sue robe. Tra gli stracci, i cerchietti e i fazzoletti colorati,
viene fuori una coroncina da principessa.

Martino (tra sé)

Toh!, la coroncina della Violante ... chi se la ricordava?

Nica torna con l'arrosto e una bella tovaglietta bianca.

Martino

Volevate i paladini?

Si atteggia a pupo

Questo è Rinaldo, alla ricerca della bella Angelica.

Rinaldo

(con la voce di Martino, atteggiato a pupo)

« Ahi, dove vado, misero,
e dove mi conduce
la cruda fiamma
che mi bolle dentro il petto? »

Turi

(a Nica)

Mi sembra di essere tornato giovane ...

Rinaldo

« Oh Angelica adorata dove sei?
Dove sei mia regina?
Dove hai preso dimora? » ...

Martino smette di recitare.

Martino

(a se stesso)

Queste parole, da quanto tempo non le dicevo ...
Eppure mi tornano come se le avessi appena ripetute ...
e Angelica fosse accanto a me...

Riprende a recitare come Rinaldo

Rinaldo

« Dove sei mia regina?
Se almeno ti ritrovassi
potrei farti palese
l'amor mio ... »

Un suono di violino precede l'entrata del carro di Candeloro,
seguito dai componenti della compagnia.
La Violante, circondata di bambini e con un neonato in braccio,
è la prima a riconoscere Martino.

Violante

Martino! Martino sei proprio tu?

I due si slanciano l'uno verso l'altra, abbracciandosi

Martino

La Violante! Ma come ... Da dove ... E questi ragazzini?

Violante

Allarga le braccia

È la vita ... La vita mia sono questi picciotti!

Indica il più grandetto

Ah!, ma quello è tuo ...

Chiama il bimbo

Rinaldo! Vieni qua, da papà!

Rinaldo si stacca da Candeloro e corre dalla madre.
Martino lo prende fra le braccia.

Martino

E chi ci pensava più, a questo bambino?

Candeloro e Grazia sono rimasti muti accanto al carro, insieme a Dima,
mastro Emanuele che ha smesso di suonare, e tutta la compagnia.
Candeloro veste l'abito da Orlando con l'armatura.

Candeloro

Ma, dove siamo?

Si guarda attorno, scruta Nica e Turi che sono rimasti zitti

E voi. ..

Si illumina

Donna Nica! È possibile? E don Turi? ..

Grazia si slancia verso il padre.

Grazia

Padre mio!

Turi

Figlia!

I due si abbracciano. Candeloro stringe le mani a Nica e a Turi.
Anche Dima e mastro Emanuele abbracciano Turi e Nica.

Turi

Non pensavo più che il Signore mi facesse la grazia di rivedervi. ..

Guarda la nidiata dei bambini

E questi picciotti. ..

(a Candeloro)

... figli vostri?

Don Candeloro e Grazia ridono.

Grazia

Figli della Violante sono!

Candeloro

I nostri, in giro per il mondo.

Non c'è rimasta che la Violante. E 'sti picciotti.

Chiama Rinaldo, che è rimasto in braccio a Martino

Quello è Rinaldo ... qui, dal nonno ...

Lo prende in collo

Consolazione della mia vecchiaia!

Turi

(a Candeloro)

Sempre con il teatro avete campato, Candeloro?
Ce l'avete fatta, a guadagnarvi il pane come piaceva a voi.

Candeloro

Difficoltà ce ne sono sempre state.
Ma ringraziando il Signore, ogni giorno abbiamo mangiato.

Grazia

Ogni giorno o quasi...

Nica batte le mani.

Nica

E allora, la vogliamo fare una bella tavolata?
Qui da mangiare non manca, almeno quello.
E il buon umore lo portate voi.
Forza! Grazia, Violante, aiutatemi!

Le donne si danno da fare a imbandire la tavola.
Gli stessi attrezzi del carro servono per fornire gli appoggi.
Mentre le donne preparano, mastro Emanuele accenna a qualche motivo.
Appare 'U Baruni vestito da deputato risorgimentale.

'U Baruni

Quanta bella compagnia! Bacio le mani, donna Nica!
Ospiti avete? Lasciai Roma e qui trovo più movimento che nella capitale!

Turi

Tornò don Candeloro, con mia figlia e i figli e i nipoti!
Questo per me è un gran giorno, vossignoria!

'U Baruni

Felicissimo anch'io!

(a Candeloro)

Sempre il teatro avete fatto, don Candeloro?
Ditemi, vi serve qualche cosa in Parlamento? lo posso molto ...

Turi

(a Candeloro)

'U Baruni è deputato nostro!

Candeloro

Bacio le mani, Baruni.
Ormai, io non ho più bisogno di niente.
Mi piacerebbe, sì, mi piacerebbe una cosa ...
Ma non potete darmela voi.

'U Baruni

Che cosa vorreste, don Candeloro?

Candeloro

Fa un gesto vago, agitando una mano nell'aria

Non è cosa che si può ottenere da parte dei potenti. ..
Voi siete in grado di fare molto per il vostro popolo, Baruni, questo sì.
Non ci riuscì Garibaldi, che se ne andò troppo presto.
Ma voi, vi siete trapiantato a casa loro, voi potete fare ...

Prende Rinaldo per mano, si avvia verso il proscenio

lo sono vecchio, e sto dietro a cose che oggi non servono più.
Le ama forse Rinaldo, che è ancora un bambino ...

Candeloro siede sul davanti del proscenio.
Dietro di lui prosegue il via vai delle donne che preparano
la grande tavola imbandita, fino a che tutti si acquetano, e ascoltano.

Candeloro

« La morte dei paladini » . Tante volte
la raccontai, sulle piazze, in giro, nei paesi

(a Rinaldo)

Tu eri piccolo piccolo, non sapevi ancora parlare,
e già mi ascoltavi.

Candeloro si prende il bimbo in braccio,
si fa il segno della croce e inizia il racconto.

Candeloro

A Roncisvalle. I Paladini
avevano già fatto strage di infedeli
e nessuno di loro era morto ancora.
A Roncisvalle
non si vedeva più la terra
tanto il sangue ricopriva
a sperderci l'occhio il campo di battaglia.
Orlando di qua e di là correva
con la sua spada Durlindana
che dove colpiva dava morte.
Ma presto anche loro, i Paladini,
vennero a morire trucidati.
Il primo fu Grifone.
Dopo Grifone Aquilante morì.
Oliviero loro padre, vide che i figli erano stati uccisi:
si gettò nella mischia a vendicarli,
e Orlando era a combattere con lui.
Quella spada Durlindana
come menava colpi prodigiosi!
Astolfo e tutti gli altri Paladini combattevano come dei leoni,
per vendicare la morte dei compagni.
Oliviero fu ferito da Argaliffo,
che era a capo dei Turchi;
ma i figli uccisi gridavano vendetta,
così Oliviero sentì nel corpo crescere
forze prodigiose e pur ferito
si rialzò e spiccò netta la testa di Argaliffo!
Rinaldo e Riccardetto parevano tigri inferocite,
ma i nemici crescevano come un mare di lame.
« Suona il corno, Orlando - dissero allora i Paladini -
così viene Carlomagno e ci soccorre "!
Orlando suona, suona fino quasi a morire,
senza più fiato, tutto in quel suonare!
Il suono è altissimo, terribile, mortale.
I nemici si spiegano annientati,
come fossero la lama di una spada!
Orlando smette di suonare, e i nemici ritornano forti,
e muoiono i cristiani e i morti crescono
a montagne nel campo insanguinato!
Orlando allora suona ancora il corno,
fino a che il corno non si spezza,
e le vene del collo per lo sforzo
non gli si rompono e il sangue scorre scorre.
Orlando è in fin di vita, ha spento il suo respiro
in quel suono tremendo per salvare i compagni.
Il suono è così triste, così cupo,
che Carlomagno capisce il gran pericolo
in cui versano i suoi amati Paladini.
Il traditore Gano di Maganza lo vuole
trattenere dall'andare a Roncisvalle, ma lui lo uccide,
e corre a Roncisvalle!
Là, nella valle insanguinata,
Orlando ormai non ha più che un fil di vita.
Lo assiste il vescovo Turpino e gli dà
la benedizione, perché l'anima di Orlando
è santa, lui muore per aver difeso la fede di Cristo.
Prima di spirare, Orlando afferra la sua fedele Durlindana,
e la solleva in alto in alto; poi
la configge su una roccia lucida e compatta
come un diamante, e Durlindana
vi rimane infitta fino all'elsa.
Poi Orlando guardando la sua spada
con la luce della lama negli occhi,
si accascia a terra e muore.
Carlomagno percorreva la valle.
Piangeva di scoprire tra i morti
tanti allegri e valorosi cavalieri,
piangeva ricordando imprese eroiche
condivise nel rischio e nel valore.
Il dolore cresceva in Carlomagno
e le lacrime lo soffocavano.
Arrivò infine al fondo della valle
sopra il suo fido cavallo scalpitante.
E si trovò di fronte Durlindana,
che oscillava come un cuore trafitto.
E davanti alla spada Carlomagno
vide Orlando tutto rosso di sangue,
disteso al suolo, senza vita,
come un Cristo il venerdì della Passione.
Carlomagno desiderava di morire,
ma non poteva, perché era il capo,
era il Re, e doveva vendicare la sua fede.
Così gridò, come Dio Padre,
a Orlando morto:
« Orlannu, tu mi prumittisti Durlindana:
comu mai si' mortu? »
Orlando allora a quelle parole,
si leva in piedi e con forza sovrumana
afferra la spada nella roccia, dalla pietra
la stacca: libera nell'aria
la tiene fra le mani,
per un attimo tornate vive e vigorose.
Così Orlando offre Durlindana
al suo Re, al suo capo, a Carlomagno.
Carlomagno riceve la spada tra le mani,
e Orlando, finalmente, può morire!

Candeloro mette nelle mani di Rinaldo la spada che ha usato
durante il racconto per i gesti di Orlando.
Poi inclina la testa, restando abbracciato al fanciullo.
Sonno o morte, ha concluso la sua giornata.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

per « Il Teatrino di Don Candeloro »

- AA. VV.« Burattini e Pupi», Silvana ed. Milano, 1980.

- C. Alberti, « Il teatro dei pupi e lo spettacolo popolare siciliano », Mursia,
Milano, 1984.

- L. Ariosto, « Orlando furioso », Einaudi, Torino, 1966.

- G. Leggio, « Chanson de Roland », Biblioteca Nazionale, Roma; A. Leggio,
« L'opera dei pupi», Roma, 1974.

- R. Leydi, « Canti sociali italiani ».

- E. Li Gotti, « Il teatro dei pupi », Sansoni, Firenze, 1985.

- G. Lo Dico, « Storia dei Paladini, 5 voll.

- L. M Lombardi Satriani, « Antropologia culturale e analisi della cultura
subalterna », Rizzoli, Milano 1983.

- L. M. Lombardi Satriani, « Folklore e teatro popolare », in "Scena", Milano, 1976.

- L. Mazzacane, L. E. Lombardi Satriani, « Perché le feste », un'interpretazione
culturale e politica del folklore meridionale, con un intervento di G. Fofi, Ed. Savelli, Roma, 1974.

- V. Pandolfi, « Iò secolo dell'unità nella scena dialettale », Il Ponte, nov. 1960.

- F. Pasqualino e Barbera Pasqualino, « L'arte dei pupi nel teatro popolare
siciliano", ed. Rusconi, 1983.

- G. Pitrè, « Canti popolari siciliani», Palermo 1870/71, 2 volI. (2a ed. 1891).

- G. Pitrè, « Studi di poesia popolare», Palermo, 1872 (2a ed. Firenze, 1957).

- G. Pitrè, « Usi e costumi siciliani», voI. I, Palermo 1891.

- T. Tasso, « Gerusalemme liberata », a cura di G. Bonfigli, Scrittori d'Italia,
Laterza, Bari, 1930.

- T. Tasso, « Gerusalemme liberata", Laterza, Bari, 1967, a cura di L. Carretti.

- P. Toschi, « Le origini del teatro italiano», Torino, Einaudi, 1955.

- P. Toschi, Guida allo studio delle tradizioni popolari, Torino, Boringhieri,
1962.

- A. Uccelllo, « Due tragedie di Shakespeare nel repertorio dell'Opra », in "Galleria", 1965.

- A. Uccello, « Copioni di briganti nel repertorio dell'Opra »,
in "Bollettino del Centro di studi filologici siciliani", 1965.

- A. Uccello, « L 'opra dei pupi nel siracusano ", ricerche e contributi, Siracusa,
1964, estratto da "Archivio st. siracusano", 1962, a. VIII.

- G. Verga, Tutte « Le novelle», 2 voll., Milano, Mondadori, 1949.

E inoltre i manoscritti V.E. 647-653, Biblioteca Nazionale V.E. di Roma, su « Orlando Furioso », « Ricciardetto », « Morgante », Copioni per l'Opera dei pupi di P. Montanara.


INDICE

Presentazione del Sindaco Emanuele Mattiolo .

Omaggio dell'Assessore ai BB.CC. Angelo Alfano .

Dedica a Ruggero Jacobbi di Maricla Boggio .

La spada di Orlando .

Miseria e grandezza nella baracca dei « pupi » .

Prima di Pirandello .

Personaggi .

Prologo .

Primo tempo

I - Don Candeloro parla con Orlando

II - Don Candeloro si scontra con la realtà

III - Il teatrino di Don Candeloro .

IV - Don Candeloro fa un passo falso .

V - Don Candeloro trova l'amore ma non il denaro .

VI - Don Candeloro si sposa .

VII - Don Candeloro e l'altra faccia dell'amore .

VIII - Don Candeloro risana un pupo, ma medita il viaggio .

IX - Don Candeloro decide di cambiare aria .

X - Don Candeloro trasforma il teatrino in carretto

Secondo tempo

I - Don Candeloro trasforma il carretto in teatrino .

II - Don Candeloro fa il capocomico .

III - Don Candeloro fa il teatro e Martino lo interpreta .

IV - Il teatro alla moda conquista le ragazze .

V - La Violante per amore tradisce Candeloro.

VI - Don Candeloro si offre al tradimento per amore del teatro .

VII - Don Candeloro incontra se stesso .

VIII - La Violante per amore moltiplica l'amore .

IX - La Violante perde un figlio e Candeloro ritrova una figlia .

X - Don Candeloro conclude la sua giornata .

Bibliografia essenziale .

 

 

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