Titolo: “Il racconto di Maggio”
Autore: Maricla Boggio
regia: di Fortunato Calvino
con Dario Capasso, Luisa Corcione, Teresa Espinosa de Los, Monteros Manero, Alessandro Guarini, Ivan Improta, Antonella Mauro, David Natale, Amelia Pennacchia, Umberto Petrone, Rossella Sicignano, Manuela Tarantino,
e con la partecipazione di Massimiliano Rossi
scene: Raffaele Dambrosio
costumi: Marianna Andreozzi, Ines Appolito, Manuela Tarantino
coreografia: Davide Troiani, Simona Vergara
ballerini: Dario capasso, Teresa Espinosa de Los, Monteros Manero, Francesca Mercurio, Alessandro Guarini
musiche: Francesco Lippiello, Chiara De Sio Cesari
voci: Violante Lamberti, Francesca mercurio, Simona Vergara, Giorgia Villa
trucco: Immacolata Ferrari, Gennaro Patrone
allestimento scenico: Allievi del Corso di scenografia: Accademia di Belle Arti di Napoli
Prima rappresentazione 13 maggio 2011
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Ho scritto questo testo perché avevo presentato il libro a cui è ispirato alla Saletta del cenacolo della Camera dei Deputati assieme a Lucio Villari. Questo libro mi aveva subito suscitato una grande voglia di veder rivivere – indelebilmente realizzata in scena – quella donna così fuori da ogni stereotipo indotto dalla retorica scolastica e patriottarda che ancora investe il personaggio. Le lettere, alcune autentiche, altre mediate attraverso documenti, testimonianze, luoghi e oggetti – che l’Anita di oggi, sua nipote, ha composto facendone una duttile catena di notizie, sentimenti, ricordi ed emozioni da parte dell’Anita di ieri, sono già una forma vivente di comunicazione: lettere destinate alla sorella lontana, ad amici carissimi, a parenti…
Quel riflettere e raccontare, talvolta nella passionalità più dirompente, tal’altra in preda alla commozione, all’ira, al lucido ragionamento politico, che racchiudono la vita di questa donna singolare, modernissima perché non educata a comportamenti epocali ma tutta natura amore e giustizia, io li ho riportati alla sua bocca. E’ Anita stessa, con la sua voce, eliminato il foglio e la scrittura, ad esprimersi in un vortice di rievocazioni. Quasi a se stessa tutto a lei rimanda, come si dice accade nell’ultimo istante della vita, quando episodi e bagliori della memoria riappaiono alla mente sull’orlo del trapasso. E’ un figlio dentro di lei,appena delineato per un’esistenza che non si compirà, a ricevere quel flusso di vissuto, rievocato per amore. Il mondo è dietro le spalle, ma le cause giuste per le quali lei ha combattuto insieme all’uomo della sua vita colorano ogni ricordo, e anche l’amore ne è partecipe perché è rivolto a un uomo che ha lottato per la libertà dei popoli senza nazionalismi costrittivi, in una dimensione di estrema attualità.

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